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Viaggio in Friuli, tra i vini e
gli uomini
(Amedeo Giacomini)
Descrizione - Prima pagina - Rassegna Stampa
Descrizione
Viaggio in Friuli, tra i vini e
gli uomini di Amedeo Giacomini è popolato di osterie, vini 'ducali' e vini 'perduti',
vignaioli, cantinieri e uccellatori friulani, ma anche di contesse, vecchie
scrittrici e vere donne friulane come Siore Palmire; e subito perde la
sua prima impronta (giornalistica), facendosi viaggio antico, pieno di
freschezza, di umanità e cultura. Esso attraversa capillarmente il Friuli
muovendo, con felice malìa narrativa, i luoghi, le cose e gli uomini che
diventano in tal modo 'personaggi' veri.
Giacomini è un autentico scrittore, pieno dei connotati e
della vis della terra friulana; però egli alza con delicatezza i toni,
dilata oltre i confini leggeri della Patrie componendo un affresco ruspio
e dolcissimo ma di straordinario respiro. Un Viaggio, che è nel tempo
attuale, ma che potrebbe essere anche di un altro secolo; un 'itinerario'
vivace, godibile, che diviene archetipo di civiltà: cioé paesaggio, storia,
poesia, vita semplice, piccola celeste utopia, che si conclude nella suggestiva,
casalinga osteria "Alle Risorgive" del 'Polo' dopo aver 'toccato' il celebre
Bàchero di Spilimbergo.
I veri scrittori, come Amedeo Giacomini, sanno portare
umilmente il loro mondo come se reggessero l'acquasantiera di una pieve rurale
antica o di un'edicola di santi di campagna; sono una "scultura senza tempo,
distaccatasi per prodigio dal capitello e messasi a girare per il paese, e a
cantare..." secondo la bella immagine di padre Turoldo. Per cui questi autori,
dalla scrittura insieme raffinata e terragna, umana e un poco divina, finiscono
per piacere agli uomini e anche a Dio.
Prima pagina
IL PICULìT DEL
TERREMOTO
Signòr
mi dolin stessere i miei pas...
Indolà setu Glemone,
frute ridint dai Voi di sede,
neris ciabei inghirlandas d'arcassie,
suspir di primavere?...
Stessere, Signor, mi doul Glemone,
mi dolin, stessere, i miei pais...
Signore,
mi dolgono stasera i miei paesi...
Dove sei Gemona,
fanciulla ridente, occhi di seta,
neri capelli inghirlandati d'acacia,
sospiro di primavera?...
Stasera, Signore, mi duole Gemona,
mi dolgono, stasera, i miei paesi...
Questa breve preghiera mi è nata una sera di
maggio, al ritorno da un lungo giro compiuto attraverso i paesi sconvolti dal
terremoto. E' tutto quanto io, uomo di lettere, ho saputo scrivere a proposito
di quell'immane tragedia. Non sono uno infatti, che sappia trarre stimoli o
ispirazione dalla realtà concreta: il dolore altrui mi sconvolge, mi rende
impotente: se devo parlare di dolore preferisco trovarlo dentro di me, coglierlo
nel mio sforzo, non di stare nel reale ma di sfuggirlo, di esorcizzarne, in
versi o in prosa, la travolgente drammaticità, che, da sempre, mi impaura. Dico
questo non per giustificare un silenzio che potrebbe apparire colpevole, ma
proprio con l'intento di spiegare le ragioni di quel mio giro attraverso i paesi
colpiti.
(…)
Rassegna Stampa
Nel
Friuli enoico con Amedeo Giacomini ("Messaggero Veneto", 24 ottobre 2004)
Giacomini, autobiografia in forma alcolica ("Il Piccolo", 6 novembre 2004)
Giacomini
racconta l'etimologia spirituale del vino ("Avvenire", 4 febbraio 2005)
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