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Storie per una sera
(Oliver Friggieri)
Descrizione - Prima pagina - Rassegna Stampa



Descrizione

Oliver Friggieri, ritenuto il maggior scrittore maltese vivente, disegna in questi bellissimi racconti, con delicatezza e realismo, i caratteri peculiari e l’umanità "diversa" della gente umile (spesso emarginata) dell’Isola di Malta, il fascino dei suoi borghi e della sua storia interiore. Egli sa incidere, con disarmante semplicità e misteriosità, "tipi" indimenticabili, come scrive Bruno Rombi nella Postazione: "Sono tutte figure – da Felice Harufa a Coranta, da Gesabella a Berto, dall’uomo con le stampelle a Maso – così bene compenetrate nella loro sofferta umanità, che rimangono scolpite nella memoria".

Storie per una sera, tutte vissute nell’arco dei piccoli eventi, sono apparentemente "storie minimali", ma in realtà s’iscrivono nella storia profonda e aperta (e naturalmente dolorosa) dell’uomo tout-court; esse muovono da un dato nativo e indegno, che mantiene intatta la sua suggestione, per poi essere attraversato da una continua sorpresa, dal sortilegio, da una straordinaria capacità di analisi psicologica, dal senso quasi religioso dell’attesa; dal dramma e anche dalla tragedia. Oliver Friggieri ha saputo darci in poche pagine un grande libro.


Prima pagina 

L’UOMO COL SACCO

 

I rumori non cessavano mai nella nostra vecchia strada che risaliva ai tempi dei Cavalieri. Era sempre popolata dalle urla e dal vociare di chi viveva facendo il proprio comodo. Mai un attimo di silenzio durante il giorno, perché fino al tramonto nessuno di noi ragazzi si concedeva un attimo di riposo, nemmeno per respirare… Durante le vacanze estive s’impazziva addirittura. Vestiti con abiti leggeri, si usciva di casa che gli adulti non avevano ancora cominciato il lavoro, e ci si divertiva gareggiando, passando da un gioco all’altro, secondo le abitudini degli anziani, ripetendo cioè i loro giochi di un tempo. E si giocava con foga, specialmente quando i vecchi si recavano in chiesa a sentir la messa o a recitare il rosario, anche più volte di seguito in un giorno.

Non erano poi così molesti i trambusti della strada. Gli stessi anziani la pensavano come noi ragazzi, e raramente qualcuno di loro ci rimproverava, salvo qualche vecchia che ci criticava standosene dietro una persiana socchiusa. Oggi che siamo cresciuti, comprendiamo perché ci capivano. Senza di noi un vicolo sarebbe rimasto deserto e invaso dai sorci che si sarebbero moltiplicati a volontà. Anche in un cimitero ci sono gli uccelli che, infrangendo l’eccessiva quiete e il silenzio, suscitano allegria con i loro trilli, scongiurando così la paura che regnerebbe intorno.

"Neanche noi, alla loro età si stava zitti tra un gioco e l’altro" dicevano i vecchi.

Ci lasciavano perciò saltellare e folleggiare da un angolo all’altro, come tanti monelli, cadere e rialzarci, spolverarci e ricominciare da capo, ora fischiando, ora strillando fino a quando la nostra voce non s’era fatta rauca. Altre volte si faceva capannello sul marciapiede per canticchiare qualche cantilena o prosa rimata imparata a scuola.

(…)


Rassegna Stampa

Malta l’isola dei racconti ("Il Secolo XIX", Venerdì 24 febbraio 1995)

Ricchezza interiore di un’umanità emarginata ("L’Osservatore Romano Libri", 5 luglio 1995)

Epifanie di dolore in paesaggio maltese ("Letture" n. 518, giugno-luglio 1995)


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webmaster Marco Giorgini