| |
|
|
Torna
alla Homepage
|
|
|
Manovre
(Amedeo Giacomini)
Descrizione - Prima pagina - Rassegna Stampa
Descrizione
Manovre sembra avere una trama semplice: sulle grave del Tagliamento si svolgono le manovre militari della divisione corazzata "Ariete"; esse cacciano dal più grande fiume friulano l’uomo solitario che vive in una capanna e il dolce piviere, il quale "volgeva di tanto in tanto il piccolo occhio rotondo verso gli uomini come per invitarli a seguirlo".
Amedeo Giacomini è un narratore di razza, originalissimo, come si era visto in quella singolare opera che è Andar per uccelli. Manovre riunisce in un unico intreccio un realismo ricognitivo penetrante e la lezione dell’école du regard, come avverte Giam Mario Villalta nella sua illuminante postfazione. Ma, dietro il semplice "quadro" dei soldati dell’ "Ariete" in armi (virtuali) sul greto del Tagliamento, si accende la forza di un’allusione, discreta e gentile, capace d’insinuare una seconda storia sempre più misteriosa. Tra il piano "realistico" e quello "metaforico" non ci sono cesure incalzanti; tutto si dipana nella lenta misura di un cannocchiale, microscopico che varca però la linea delle manovre e dei confini. Si coglie, poi, nel movimento serrato, inutile, dei soldati, un pungente "gioco" ironico.
Lo sguardo narrativo dell’autore investe e attraversa il paesaggio del Tagliamento, che è davvero corposo e magnifico, i ragazzi dell’ "Ariete", il maniacale ma enigmatico capitano comandante, "il povero Cristo delle Grave" – è Villalta a individuarlo così -, e il dolce piviere, sollevandoli in una storia che arditamente sfocia nella pietas, dato fondamentale del mondo di Giacomini.
Prima pagina
CAPITOLO I
Dapprima se ne udì soltanto il rumore – la sirena da campo lo soffocò cacciando un fischio acuto, prolungato, mentre gli uomini fuggivano ad appiattirsi tra i tronchi della pioppaia – poi, l’aereo, una cicogna da ricognizione, apparve sopra gli alberi. Procedeva a bassa quota, flottando nella luce che scintillava obliqua sulla vernice, sulla debole macchia dell’elica. Quando raggiunse l’argine, improvvisamente cabrando, virò sulla destra e riprese la corsa in direzione della stradalta. Disegnò in quel modo una curva che abbracciava l’intero campo. Sopra il ponte, impercettibilmente frenando o rallentando, riflottò verso il basso.
Allora le batterie aprirono il fuoco. Si udirono tre colpi rapidi, secchi. Disegnarono piccole bolle nel cielo già bianco, una in prossimità dell’elica e le altre ai lati della carlinga. La cicogna le evitò, poi – stupì la leggerezza di quella manovra – cabrò rollando, si rovesciò in gran volta, virò sulla destra e scomparve oltre il ponte ferroviario, nella profondità delle grave.
Subito gli uomini uscirono dalla pioppaia e sul loro clamore si levarono le note dell’adunata ufficiali.
Il capitano aveva fatto portare un tavolo da campo al limite nord della boschina, e, quando giunsero i convocati, vi stava dietro intento a disporre, allargandola con le due mani e inchiodandole di volta in volta i bordi spiegati, una carta topografica. Il pioppeto, alle sue spalle, svelava un seguito di gallerie parallele intersecantesi in diagonale, al fondo delle quali si intravedeva una spessa striscia di nebbia che la luce già investiva.
(...)
Rassegna Stampa
Le "Manovre" di Amedeo
Giacomini ("La civiltà cattolica", 12 maggio 2000)
Ritorna alla lista dei libri - Ritorna alla Homepage
|
|
|
|
|
|
|
|