Il Rosone

Il pane negato è una stupenda antologia di racconti sull’Amore che, in tanti modi sottili, viene negato ai bambini e agli adolescenti. Minnie Alzona è acuta scrittrice dell’anima umana e degli affetti “minimi”; vi discende vibratile e lievemente accorata, fino a toccare i capillari, o le ferite, di un male che è sgusciante, impastato di un inquinamento poco vistoso, apparentemente privo di un carattere “forte”. Scandaglia ed esplora, con quella sua incantevole e stregata “ambiguità” narrativa, soppesando gli abissi del cuore bambino senza nulla tacere, ma anche senza nessun estremismo psicologico; consapevole che “il tessuto dei nostri sentimenti ha un ordito così occulto e sottile che non ci è mai dato di dipanarlo con chiarezza”. Spesso, però, procede cordiale, talvolta con arguzia evidente.

Noi suoi racconti emergono, frequentemente, tremori abissali, soprassalti e sorprese, “silenzi terrificanti”, “creature ignote”, segno che la colpa si confonde al mistero attraverso una maschera esplicita e insieme insondabile. La narrativa di Minnie Alzona non proviene soltanto da un paesaggio dell’anima, ma dal profondo più “intimo e trascendente”. Ci sono ne Il pane negato le paure che dilaniarono l’infanzia, di cui è rimasta un’eco lunga e perfino dolce.

Le radici culturali della scrittrice genovese si trovano soprattutto nel Seicento francese, dove la voce tende a un “giudizio universale” che vede in stretto rapporto la virtù e la colpa. Nessuno dei contemporanei ha parlato dei bambini (umiliati e offesi), al cuore degli adulti, in maniera così suggestiva e completa.

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