Le Crune

Esiste un “caso” nella storia d’Europa del XVI secolo, in larga misura sconosciuto: quello degli ebrei sefarditi, spagnoli e portoghesi, cacciati dai loro paesi a causa di legislazioni divenute d’un tratto repressive. Molti scelgono la diaspora e fuggono alla ricerca di nuovi porti sicuri in cui stabilirsi, spingendosi verso est fino a raggiunfere l’Impero ottomanno. Altri scelgono di convertirsi al cattolicesimo, continuando a rispettare di nascosto la fede ebraica dei padri e sono i cosiddetti marrani.

Nelle pieghe di questa vicenda, che porterà alla costituzione di una comunità ebraica forte e sovranazionale, indaga con acutezza Gabriella Zavan; soprattutto si sofferma sulla misteriosa figura di Salomon Usque. Questo personaggio, dall’identità controversa, è un autorevole rappresentante della diaspora dei marrani: si suppone sia nato in Portogallo da una famiglia di antica origine castigliana; è certo sia fuggito in Italia e poi in Turchia. Salomon Usque ha appassionato diversi studiosi per la poliedricità dei suoi interessi culturali e per la sua produzione letteraria: ha tradotto le Rime del Petrarca in spagnolo con il nome di Salusque Lusitano; è l’autore di un’opera teatrale, Ester, rappresentata due volte al Ghetto di Venezia e di alcune Relazioni, inviate da Istambul ai più importanti sovrani europei del tempo per descrivere la vita e le figure dei sultani Murat III e Nehemet III. Inoltre ha giocato un ruolo specifico nell’ambito dei rapporti tra le Potenze dell’epoca.

Gabriella Zavan delinea in Gli ebrei, i marrani e la figura di Salomon Usque il clima di tolleranza (verso i marrani) esistente nelle città di Ferrara, Venezia ed Ancona; dimostra la finezza culturale e la vivacità mercantile della diaspora marrana in Italia. Sulla figura di Salomon Usque non formula una risposta definitiva ma propone delle ipotesi corredate da un’appendice documentale inedita. Un libro puntiglioso e penetrante, che inaugura una nuova collana di Santi Quaranta: quella dei Saggi eruditi.

Prima pagina

I. La dispersione degli ebrei in Europa

La famiglia Usque era originaria della città di Huesca, l’antica Osca, nel nord dell’Aragona, da cui prese il nome. Da Huesca emigrò in Portogallo e, successivamente, in Italia, per sfuggire all’Inquisizione. I membri più rappresentativi della famiglia vissero nel XVI secolo e la loro esistenza si può considerare emblematica della condizione dei marrani, la cui storia ha attirato l’attenzione di molti studiosi, dando luogo a diversi approfondimenti, e continua a tener vivo tuttora l’interesse degli storici e degli ebraisti contemporanei. E’ la storia di una minoranza, la cui capacità di sopravvivenza si basava su un’ambiguità così radicata da legittimare i dubbi e le più diverse interpretazioni circa l’autenticità del sentimento religioso dei conversi e, a volte, circa l’identità stessa degli individui.

Nell’introduzione del suo libro L’identità dissimulata, Ioly Zorattini definisce l’essenza del fenomeno del marranismo come “simulazione del Cattolicesimo e dissimulazione dell’Ebraismo”. L’ambigua convivenza della fedeltà alla religione originaria con l’adesione alla fede cristiana caratterizza la storia di marrani e conversi fin dalle prime persecuzioni. Il fenomeno del marranismo però è anche molto complesso, ed ebbe peculiarità diverse a seconda dei vari paesi e dei periodi nei quali si manifestò. La stessa parola marrano racchiude un significato enigmatico e pieno di sfumature che non trova equivalenti in altri vocaboli – come il castigliano cristiano nuevo o converso, o come il portoghese critao novo, o l’ebraico anusim – i quali, come ruvela S.G. Cusin, possono aiutare a compenetrare il senso della parola, ma includono solo una parte del suo significato. (…)

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