Il Rosone

La poesia di Renzo Barsacchi è atipica nel panorama esausto e capriccioso della lirica italiana contemporanea. Attinge a ‘padri’ insigni del pensiero cristiano, anche eretico: Giobbe, Giovanni Della Croce, Kierkegaard, Simone Weil, Unamuno. La sua lirica è mistica, nel senso di cammino segnato da “spinosi silenzi”, notte oscura dell’anima che si dispera e arde verso “l’oro segreto” di Dio. Il poeta desidera essere “pietra buia” e starsene “nel fondo del suo amore”.

I suoi versi registrano in maniera agonica il silenzio di Dio e la sua rocciosa lontananza-vicinanza dall’uomo. Il poeta toscano piange e grida come Giobbe, poi fa propria la teologia del dolore che è “purezza che ci spoglia”. Barsacchi è “uno sbandato”, al seguito di Cristo, che innalza lancinante il suo urlo verso un Dio nascosto e temerario fino all’inesistenza: “E se Dio non esiste / invoca ancora / la sua mancanza, prega la sua morte / fallo esistere tu / con la ferocia / di ogni altro amore”.

La struttura della sua lirica risente talvolta dell’ermetismo, della sua oscura sublimità; ci sono poi tracce del cristallino Rebora, dell’assillante e trepido Luzi, della dolce poesia religiosa di Betocchi; però “quanta forza”, per usare le parole del curatore Massimo Morasso, esce “dal suo imprevedibilmente metafisico microcosmo maremmano”. Si configura quale poesia dell’avvento, del commiato e di “una mite, invincibile speranza”.

Talvolta l’autore manifesta una sua voce gioiosa e soave (“il gaudioso / giro dei colli”), che sa donare al lettore immagini vive, familiari, colme di umanità e anche di liturgia: “E Grazia è questo riso / solidale dell’orto / l’obbedienza del cedro”. L’impasto è originale e accende fili d’oro in cui “la mano stritolante” di Dio “cura i gigli e il volo della rondine”.

La poesia di Barsacchi, però, contempla anche la tenerezza, si fa spesso colloquiale, pur nel contesto teologico, come in questa bellissima ‘laude’ alla Vergine: “Se ti chiamassi madre, non sarei / che un cattivo figliolo, se sorella / un fratello non degno / ti chiamerò Maria, col nome chiaro / dell’angelo e tu Renzo”.

Poesia poliedrica, travolgente come un vento forte di Grazia; inattesa e straordinaria; profondamente umana.

Ferruccio Mazzariol

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