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Il delitto della contessa Onigo
(Gian Domenico Mazzocato)
Descrizione - Prima pagina - Rassegna Stampa



Descrizione

Linda Onigo, contessa trevigiana di religione valdese, viene uccisa l’11 marzo 1903, nel giardino del suo palazzo, dal pisnente Pietro Bianchet. Il romanzo, intenso e coinvolgente, si allarga dalla sfera individuale a quella storico-sociale; riproponendo in maniera originale l’artificio del manoscritto ritrovato, l’autore si avvale di due registri stilistici: uno, realistico, riguarda il delitto storicamente accaduto; l’altro, più psicologico, è dato dal diario del conte Francesco Avogadro degli Azioni, amico della contessa, che rievoca soprattutto il processo a Bianchet, celebrato a Venezia.

In una lingua, ora serrata e scabra, ora attraversata dall’incanto dei racconti di veglia e dalla memoria dell’oralità contadina, Gian Domenico Mazzolato offre al lettore un suggestivo e pertinente quadro della provincia veneta tra Ottocento e Novecento: Bianchet riassume nel suo gesto tragico il rancore delle plebi contadine affamate e pellagrose, colpite dallo sfruttamento cinico degli agrari locali, di cui si fa archetipo – splendido e ingombrante dal punto di vista letterario – la contessa Teodolinda Onigo, resa dall’autore ben al di là della sua condizione sociale con una penetrazione interiore che coglie tutta la disperazione di un’anima provata, chiusa e solitaria.

La bravura narrativa di Mazzolato sta nel delineare, con forti squarci, la tragedia di un mondo e di un’epoca e insieme nel saper scolpire figure indimenticabili che sono, oltre alla contessa, lo stesso Pietro Bianchet riscattato in tal modo dal silenzio inesorabile della cosiddetta grande storia, il maestro Bresolin (maestro "rurale e socialista") di Trevignano, il maestoso personaggio di Caterina Onigo, madre di Linda.

Il delitto della contessa Onigo è uno di quei rari libri, in cui la geografia abissale delle anime si fonde con la storia, con il retaggio ancestrale e favoloso del mondo contadino, con i paesaggi, qui, della Pedemontana e del Montello; con le miserie sociali dei potenti.


Prima pagina 

I

 

Nella penombra della cella angusta e umida, Pietro Bianchet avvertiva lo sciabordio di un’acqua lontana. Il rumore non veniva da una direzione precisa, ma era un po’ ovunque, dentro i muri, nelle fessure tra pietra e pietra.

Bianchet bestemmiava piano, litaniando sempre la stessa bestemmia. Puttana Venessia, bruta troia puttana Venessia.

Poi socchiudeva gli occhi.

Dunque non era vero, come gli aveva detto Samuele, il suo ultimo compagno di cella a Treviso, che per raggiungere Venezia bisognava incontrare una perfida e brutta vecchia sul ponte e baciarle il culo. Quel pedaggio gli era stato risparmiato. Era sceso dal treno e, attraversando una piccola folla di curiosi, aveva raggiunto l’imbarcadero.

Aveva alzato gli occhi e aveva guardato i distratti spettatori del suo breve viaggio in catene verso la prigione di Venezia.

Alcuni erano ben vestiti, come raramente gli era capitato di vedere. C’erano persino due preti e anche loro sembravano più eleganti e puliti del parroco di Trevignano.

Qualche altro, invece, era cencioso come lui e sembrava in attesa. Gli era parso di intuire un sorriso di amicizia, una complicità.

Corano, moro gli aveva mormorato qualcuno, mentre usciva dalla ferrovia e si avviava all’imbarcadero. Erano gli ultimi volti che aveva visto, le ultime parole che aveva udito.

Ricordava ogni rumore dal momento in cui aveva lasciato il piccolo molo circondato da lunghe pertiche infisse nell’acqua. Il cigolio sordo delle catene, il rimbombo dei passi sulle tavole, il rimbrotto della guardia che non lo aveva mai lasciato un attimo da quando era partito dalla stazione di Treviso.

(…)


Rassegna Stampa

Uno scontro tra nobiltà e servi della gleba ("Il Gazzettino", Mercoledì 24 dicembre 1997)

Storia di un delitto d’inizio secolo animata da "pietas" ("L’Arena", Venerdì 20 marzo 1998)

IL PIATTO DI POLENTA FINITO IN TRIBUNALE ("Famiglia Cristiana", 11 marzo 1998)

Cronaca di assassinio nel Veneto classista ("Il Nostro Tempo", 22 febbraio 1998)


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