EDITRICE SANTI QUARANTA

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"Il Nostro Tempo" n.5, Domenica 4 febbraio 2001

NARRATIVA. Breve racconto di Paola Faccioli

Ma Chiara Dorigo è sogno o realtà?

di Luca Desiato

 

Chiara, Marco, Lorenza: sono i protagonisti e, in alternanza, l’io narrante che racconta e riflette la sua immagine in un crudele gioco di specchi. Agiscono, soffrono, narrano e si dilaniano nel breve intenso romanzo "Vita di Chiara Dorigo" di Paola Faccioli, recentemente proposto dall’editore Santi Quaranta. Un’anomima giornalista, quindici anni dopo la vicenda che ha coinvolto i protagonisti, si presenta nella fosca e inquietante villa Dorigo e indaga.

Chiara Dorigo era sparita in modo sibillino, senza lasciare traccia, quasi che "invece di una creatura di carne fosse la falsa apparenza di un sogno". Delitto o suicidio? Oppure fuga anonima in qualche luogo del mondo? Nella villa vive Lorenza, la sorellastra di Chiara, di molto più grande di lei, che praticamente le aveva fatto da madre. La donna, invecchiata e intristita, viene sollecitata a parlare. Superata l’iniziale reticenza dà la sua versione dei fatti. Narra dell’infanzia di Chiara, bambina fragile e ipersensibile, dell’incomprensione del padre, della sua splendida bellezza giovanile, una bellezza addirittura eccessiva. Dice di Marco Castani, il suo ombroso marito, ambiguo traduttore del "Faust" di Goethe, un uomo violento e geloso che, secondo lei, era stato il suo assassino. Il ritrovamento nel lago di un cadavere di giovane donna sfigurata era stata prova del delitto: Marco condannato e poi prosciolto quando il corpo era stato riconosciuto per quello di un’altra.

La seconda voce narrante è la stessa Chiara, che dà la sua versione attraverso un diario che aveva scritto e fatto ritrovare a Lorenza. Una visione degli accadimenti dura e impietosa: Chiara è un’intelligenza fredda che si interroga, un temperamento non disposto ad acquietarsi, in cerca dell’assoluta felicità e, non raggiungendola, disposto a rifiuti assoluti. Con Marco aveva portato avanti una relazione al tempo in cui era sposato con la sua madrina Vittoria. Morta costei in un incidente, l’appianarsi degli ostacoli li aveva condotti al matrimonio. Eppure non di felicità si era trattato, ma di un’atroce convivenza di estranei. L’incontro della giornalista con Marco Castani, un uomo cupo e disilluso, aveva palesato una nuova versione. Secondo lui Chiara, dopo un loro violento litigio, era fuggita di casa, in preda al rancore forse si era gettata nel lago, forse era fuggita in un luogo lontano, non senza prima aver predisposto diversi indizi che accusassero il marito del delitto. Un amore male assortito, il loro, dove si erano ritrovate insieme "l’armonia dei sensi e la disarmonia dell’infelicità". Una passione distorta, un affetto mal dato avevano quindi unito nella crudeltà due estranei.

Sono queste le contrastanti versioni della vicenda, anche se un colpo di scena finale, che non riveliamo ai lettori, rimetterà tutto in questione. Il romanzo ha le caratteristiche di un gioco speculare: la verità e il suo rovescio, la menzogna che racchiude una verità, vite a confronto e in contrasto dove più che l’amore può il rancore. L’abilità dell’autrice sta nel condurre senza smagliature questo gioco. Più che richiamare certe tematiche care a Borges, come quella del labirinto, l’atmosfera del romanzo rimanda a certi film di Chabrol, dove l’imperversare del male è nella mente e basta un minimo scarto per farne affiorare l’inquieta e inquietante presenza.

webmaster Marco Giorgini