EDITRICE SANTI QUARANTA

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"Messaggero Veneto", domenica 24 ottobre 2004

Memorie di vignaioli, osti e nobildonne nel nuovo libro dell’intellettuale friulano edito da Santi Quaranta

Nel Friuli enoico con Amedeo Giacomini

Un godibile viaggio tra i vini e gli uomini

 

di Federica Ravizza

In questo scorcio d'autunno è tutto un fiorire di guide, di pubblicazioni, di memorie e graduatorie che hanno come unico e venerato oggetto il vino. La Guida ai vini del Friuli, per esempio, è stata una piacevole sorpresa affiancata al Messaggero Veneto. Sono libri che si acquistano volentieri, perché, per traslato, possono indurre quella dolce euforia autunnale legata alla vendemmia e al vino che porta al fluire dei ricordi, a una sorta di stream of consciousness, coinvolgendo il lettore in una pacata malinconia e in un desiderio di sana vitalità al tempo stesso.

Viaggio in Friuli tra i vini e gli uomini, di Amedeo Giacomini (Santi Quaranta, 160 pagine – 10,00 euro) può produrre questi effetti accanto al ricordo di anni lontani, quando si imparavano a memoria i versi di Carducci che parlano di «ribollir de' tini» e dell' «aspro odor de i vini» così che, per un riflesso pavloviano, l'anima si rallegra. I testi di Giacomini narrano una storia d'amore, anzi, di un innamoramento tra un giovane uomo di lettere (con l'animo e la tempra già predisposti) e i vini. 

Negli anni Settanta, Giacomini, inviato speciale per articoli di colore voluti da Isi Benini per la rivista Il vino, si reca nei luoghi di produzione, conosce i vignaioli, gli osti, le nobildonne, i compagni di viaggio e si innamora di tutti, perdutamente. L'impulso dato dalla committenza lo porta a una vena elogiativa sentimentale, come egli stesso rimarca nella prefazione, ma questi articoli fissano un momento di felici aspettative, di impulsi rinnovati dopo l'immane tragedia del terremoto e l'entusiasmo dello scrittore è reale e contagioso. È tuttavia egualmente evidente il rimpianto per i tempi andati suffragato da una cultura letteraria che lo porta a continui riferimenti eruditi e ad avvertire nei nomi dei luoghi assonanze romanze, a descrivere pergole e verzieri, braide e acque, ora con il palpitante e smaltato entusiasmo che aveva Folgore da San Gimignano, ora con una profonda serenità oraziana. I ritratti sono affettuosi, tratteggiati con pochi tocchi: un giovane Aldo Morassutti, un hidalgo, dice Giacomini, incontrato a Gradiscutta nella trattoria dove ancora spicca la figura materna di Siore Palmire, bella, austera, ricca di affetti. E ancora in un lampo appare la contessa Giuliana Florio con una descrizione che ricorda quei gesti spiati nei poemi eroicomici, un raro gesto di disinvolta noblesse e abitudini terrigne che già Calvino aveva descritto ne Il barone rampante. Un ideale cameo per la regìa di Federico Fellini. E ancora ritroviamo Mario Soldati con Elio Bartolini e l'editore Casamassima ad assaggiare i vini del Collio. Da ultimo, la centenaria contessa Giuseppina Antonini Perusini che a Rocca Bernarda incontra lo scrittore e lo stupisce citando a memoria un brano di Tomasi di Lampedusa: «Non esistono memorie, per quanto scritte da personaggi insignificanti, che non racchiudano valori sociali e pittoreschi di prim'ordine».

Ed è forse questo il senso della raccolta: sono care memorie e certamente non scritte da un personaggio insignificante visto che Amedeo Giacomini è stato definito da padre Turoldo, che scrisse per lui la prefazione al volume Tiare pesante, «personaggio dostojewskiano». Letti questi suoi scritti rimane impressa la fitta trama di rimandi, il desiderio di voler fissare per sempre sulle pagine i fatti, le persone, le cose, un anelito a fermare il tempo. Il libro ci conforta a possedere per il futuro inverno se non una ricca cantina, almeno un sapere altrimenti disperso, ci induce a cercare, a riconoscere, ad assaporare. Non è una guida alla perfetta degustazione e neppure una classifica o una codificazione, non fornisce quei punteggi che vedono il continuo scavalcarsi dei contendenti creando grandi aspettative nei clienti e tensione nei ristoratori, spinge semmai a partire in cerca di una qualche sperduta osteria dove possa essere servito un vino o un piatto di sconosciuta eccellenza, ancor più buono perché mai descritto.

webmaster Marco Giorgini