Un'attenta
analisi del panorama libraio italiano (ma non solo) porterebbe forse alle
conclusioni alle quali più di duecento anni fa era già arrivato Goethe, che si
era augurato un girone dell'inferno destinato esclusivamente agli editori.
Si potrebbe anzi dire che il girone
infernale già esiste, ed è tristemente popolato da libri annunciati e mai
usciti, libri annunciati e purtroppo puntualmente pubblicati, scrittori di terzo
o quarto rango che si credono la reincarnazione di Tolstoj, traduttori trattati
come mendicanti e retribuiti con paghe da fame, grafomani di professione e
squallide pratiche masturbatorie fatte passare per prodotti dell'ingegno.
Sottrarsi a questo girone infernale è estremamente difficile, e dunque vale la
pena di sottolineare e portare alla luce i pochi esempi di un'editoria non
ancora abbruttita, incanagliata e piegata alle mode. Uno di questi esempi è
rappresentato da un piccolo editore di Treviso, Santi Quaranta, che annovera nel
proprio catalogo anche i due titoli di Theodor Fontane, uno dei grandi classici
della letteratura tedesca dell'Ottocento.
Il primo titolo, Infanzia sul Baltico,
è stato pubblicato nel dicembre del 2000 ed è già arrivato alla seconda
edizione, a dimostrazione del fatto che i buoni libri possono ancora essere
venduti e apprezzati. Il secondo titolo, invece è da qualche settimana nelle
librerie: si tratta di Viaggio attraverso la Scozia (traduzione di Carmen
Putti, 244 pagine, 12,91 euro), pubblicato originariamente nel 1860, uno
splendido e avvincente resoconto di un lungo viaggio che Fontane intraprese
nell'estate del 1858, in compagnia dell'amico Bernhard Von Lepel.
Theodor Fontane è noto soprattutto come
romanziere. I suoi capolavori, in particolare Effi Briest e Il Signore
di Stechlin, nascono dal felice incontro tra una finissima e delicata
capacità di introspezione e la temprata e malinconica descrizione del tramonto
della grande "humanitas" ottocentesca, un tramonto che per il prussiamo Fontane
(e dopo di lui anche per Thomas Mann) si identificava con la riduzione
dell'etica al mero spirito mercantile. Ma la sua scrittura morbida e avvolgente
e il suo stile sempre lievemente ironico ed elusivo si incontrano anche negli
scritti apparentemente minori, come appunto Viaggio attraverso la Scozia.
Il libro, infatti, ha l'incomparabile
dono della misura e della leggerezza: i paesaggi, le persone, le città, e gli
edifici (si leggano ad esempio le magnifiche descrizioni del castello di
Edimburgo, della brughiera di Culloden-Moor e dell'abbazia di Melrose) emergono
dalle pagine di questo libro senza alcuna prepotenza.
Non chiedono di essere visti e ammirati
come pregevolezze turistiche, non si impongono allo sguardo, non fanno ancora
parte di quell'immenso mistero turistico che è ormai il mondo.
E Fontane si rivela tutt'altro che un
viaggiatore incantato e imbambolato e impegnato a capire come vanno le cose: è
piuttosto un simpatico gentleman tedesco, ricco di humor e intriso di elegante
tristezza.