EDITRICE SANTI QUARANTA

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"Il Gazzettino", Venerdì 23 giugno 2000

Intervista allo scrittore di Brazzano, autore del felice romanzo "Viaggio alle Incoronate"

KITZMÜLLER. Il mare della persuasione

A cavallo di confini leggeri ma contraddittori, nell’acqua grande del respiro unitario

di Francesca Orlando

"Il desiderio di fare questo viaggio mi era venuto dopo aver decifrato uno strano appunto su un diario di bordo di mio nonno, che era stato da giovane un appassionato navigatore…". Così partiamo a bordo della "pilotina" del protagonista e narratore del Viaggio alle Incoronate (giunto alla terza edizione), della nave della fantasia e della memoria dell’autore di questo suggestivo e introspettivo romanzo edito da Santi Quaranta: Hans Kitzmüller.

Nonno Vittorio, al timone dell’Union Jack, costeggiava un tempo l’Istria sul Quarnero, navigava di isola in isola lungo la Dalmazia. E la ricostruzione di quegli anni si basa su pochi ma essenziali elementi: il diario di mare del nonno, una biografia romanzata di Silva, figlia di Vittorio, i racconti di qualche conoscente e… ciò che i luoghi visitati dal vecchio marinaio possono narrare. Così Kitzmüller scrive: "Erano i luoghi con cui mi confrontavo che si raccontavano mostrandosi, reclamando di essere osservati e ascoltati diversamente…".

Il viaggio alle Incoronate ha inizio e la sequenza di luoghi e paesaggi diviene il repertorio personale delle immagini della vita interiore del narratore, la sua stessa identità; dal Friuli austriaco di Brazzano, Gorizia e Grado, alle meravigliose terre dell’Istria e della Dalmazia costellate dai porti di Muggia, Pirano, Pola, Capodistria, arricchite da favolose località come Brioni e Abbazia, per giungere infine alla meta: il regno sommerso e rigoglioso, ricco di pesci e flora marina, grigi deserti di roccia e grandi spazi di silenzio che dominano incontrastati il mondo delle isole Incoronate.

Realtà o fantasia?

"La storia si sviluppa tra finzione e realtà: alcune notizie esistono, altre sono ricostruite attraverso l’immaginazione. Buona parte del racconto altro non è che quello che il narratore vorrebbe fosse successo, la parte documentata è il diario di Silva. Il nonno è un nonno vero, il mio, e ho inteso ricostruire il filo della sua vita come pretesto per parlare dei luoghi, di quegli spazi che sono filtrati dalla propria cultura e dalla conoscenza che di essi abbiamo a priori. Spesso, anche se non abbiamo mai visitato un luogo, lo conosciamo attraverso l’immaginazione, per la storia della nostra famiglia e per quello che abbiamo letto. Quelli di cui parlo li immaginavo già fin da piccolo, così è come andare a visitare paesi conosciuti, un vivere il paesaggio attraverso il filtro della propria identità culturale. Però io ho cercato di slegare tutte queste terre dalla loro storia più recente. Si parla ormai sempre più di quelle della Dalmazia come ex italiane, invece nel mio romanzo si vive un mondo assolutamente unitario, senza confini, in cui ci si muove nel passato e nel presente".

Cosa unisce tutto questo mondo?

"Il mare. La storia si svolge per lo più sui porticcioli, su attracchi, su moli, che sono un simbolo, una soglia tra la dimensione del mare e questo mondo così vario, multiculturale, un confine tra un’entità atemporale e una temporale. Il mare è vasto, uniforme, sempre uguale a se stesso, è una dimensione di non luoghi, un confine tra la realtà e la fantasia, e anche tra la vita e la morte. Si presta all’idea di abbandonare tutto per sapere quanto si è legati. Vittorio è un personaggio che attraeva me e attrae il narratore proprio perché rappresenta una sfida: abbandonare tutto per sapere cosa significhi quel tutto per se stessi. C’è in lui un senso di non essere accettato, di essere respinto, ma anche una grande passione per il mare. Così è sempre vacillante tra il legame a questo mondo e la tentazione di abbandonarlo e guarda le cose sempre come se le osservasse per l’ultima volta".

Da dove nasce la sua passione per il mare?

"Sono nato qui, sono di madrelingua italiana e scrivo in italiano. E poi sono cresciuto in Sardegna, dove sono rimasto fino a 26 anni, per cui il Mediterraneo è qualcosa di molto sentito, di molto vissuto. Il mio rapporto con il mare, l’attrazione che provo, non nasce dunque solo dal fascino che esercitano su di me i ricordi, le foto di famiglia e i diari, gioca in larga misura anche la mia esperienza geografica".

Silva era rimasta incerta tra la fedeltà al padre, italiano, e l’affetto per la madre, austriaca. Questa incertezza, questo ricevere due diverse culture, rispecchia la sua situazione? In fondo lei è di madre friulana e di padre viennese.

"Ho sempre vissuto tra l’Italia e l’Austria. Sono nato in Friuli, ma anche da parte di mia madre la famiglia era per metà austriaca. Tutta la mia parentela è distribuita tra l’Italia e l’Austria, perciò ho sempre trascorso, sin da piccolo, lunghi periodi in Austria, intere estati per esempio. Però non l’ho mai sentito come qualcosa di contraddittorio, di sofferto: mia madre riusciva a vivere nelle due dimensioni con assoluta naturalezza, così come del resto accadeva storicamente a Gorizia, dove tante famiglie italiane erano di cultura tedesca".

Quanto è cambiato scrivendo questo romanzo?

"Penso che un po’ si cambia quando si cerca di andare a fondo in una ricerca, di portare a conclusione una riflessione. Non si possono conoscere tutte le cose del passato, tanto va perduto e resta solo molto poco. Infatti di questo nonno so pochissimo, ma ho cercato di immedesimarmi, di capire facendo ipotesi con l’aiuto dell’immaginazione. Questo lavoro mi ha portato a un atteggiamento un po’ diverso nei confronti della vita, mi ha insegnato a guardarla come qualcosa che avviene, senza giudicare. Non ho giudicato nonno Vittorio, né tutto il suo mondo, di cui per altro non sono assolutamente nostalgico. Parte di questo mondo lo posso conoscere perché dispongo di tante testimonianze in casa, ma lo guardo con distacco, così come si dovrebbe guardare la vita senza tante passioni, per poterla capire meglio, perché la passione, i preconcetti, i sentimenti deformano la realtà. Mi ha cambiato insomma lo sforzo di capire e di cercare di guardare le cose così, come la vita che scorre, che passa".

E noi, a bordo dell’Union Jack assieme a nonno Vittorio, alla voce narrante e ad Hans Kitzmüller, saremo capaci di giungere a questa conquista?

webmaster Marco Giorgini