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Storia dell'obiezione di coscienza in Italia
(Sergio Albesano)
Descrizione - Prima pagina - Rassegna Stampa
Descrizione
In un’analisi ricca ed efficace si snoda, in questo saggio, la luminosa storia degli obiettori di coscienza italiani contro il militarismo e la routine armata. Essi rifiutano il mestiere delle armi, ma non quello (tranne rarissimi casi) di un servizio ideale e sociale alla comunità nazionale.
Sergio Albesano, con equilibrio tra scrittura "narrativa" ed esigenze "scientifiche", offre una suggestiva "galleria" di obietori, veri "santi laici", di diversa estrazione filosofica e religiosa, che si chiamano, per fare qualche nome, Pinna, Santi, Ferrua, Barbani, Zozzini, Fabbrini, Bellettato, i tanti testimoni di Geova. Spicca poi per umanità e coerenza la bella figura di Aldo Capitini, il padre anche ideologico, della nonviolenza in Italia. E naturalmente risplendono le figure di Giorgio La Pira e di don Lorenzo Dilani. Il Concilio Vaticano II permette, quindi, che il problema dell’obiezione di coscienza si ponga radicalmente ai cattolici più sensibili, e all’opinione pubblica.
Il lavoro, puntiglioso e acuto, ha una sua organicità ben evidente, una cifra interiore che riconosce nella mitezza cristiana la prima radice della nonviolenza, una completezza che lo porta a comprendere la "nuova legge" dell’autunno 1993, approvata soltanto dalla Camera dei deputati.
Questa Storia dell’obiezione di coscienza in Italia è il primo lavoro storico-giuridico d’insieme sulla delicata questione, cui non manca il sentimento di un paesaggio profondo dell’anima.
Prima pagina
Capitolo 1
I LAVORI DELLA COSTITUENTE
L’art. 52 della Costituzione della repubblica italiana recita: "La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino. Il servizio militare è obbligatorio nei limiti e modi stabiliti dalla legge. Il suo adempimento non pregiudica la posizione di lavoro del cittadino, né l’esercizio dei diritti politici. L’ordinamento delle Forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica".
Nella storia del nostri paese ci si accorse presto che l’esigenza di contribuire alla difesa della patria, nella forma in cui concretamente essa venne organizzata, talvolta poteva non essere rispettosa delle convinzioni dei cittadini. Un ruolo centrale nell’affrontare tali controversie fu l’interpretazione dell’articolo citato. Pertanto, per l’importanza che assumono i lavori preparatori nell’interpretazione di una norma giuridica, ci sembra opportuno ripercorrere l’iter che portò alla sua formulazione definitiva ed affrontare lo studio non solo con l’analisi letterale, ma anche con la ricostruzione di quell’elemento logico che è l’intenzione del legislatore. Infatti proprio all’andamento dei lavori preparatori si collegò, nel vivo del dibattito suscitato dai primi casi di obiezione, quella parte della dottrina che sosteneva l’impossibilità per il nostro ordinamento giuridico di ammettere ipotesi di esonero dal servizio militare.
Certamente il clima politico e sociale di quel periodo
immediatamente post-bellico, gli esiti positivi della lotta armata contro il
pericolo nazista, la prova di valore e di coraggio dei soldati italiani
riconosciuta da molti belligeranti influirono sul lavoro del costituente, che
impostò la discussione relativa alla difesa del paese essenzialmente sulle
modalità della difesa armata organizzata nell’esercito.
(…)
Rassegna Stampa
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