EDITRICE SANTI QUARANTA

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"Il  Gazzettino", Venerdì 3 dicembre 2004

Bepi Covre, leghista eretico ma non al rogo

L'ex esponente del Carroccio si racconta in un'autobiografia. Il movimento dei sindaci, nato con il "Gazzettino".

 

di Valeria Lipparini

È veneto. Di più, trevigiano della sinistra Piave, nato a Santa Maria del Palù, contrada agricola tra Fontanelle e Oderzo, 54 anni fa. E rappresenta questa terra fino in fondo con il cuore, il cervello, e la carne stessa. Nel senso viscerale del termine perchè gli piace parlare e mangiar veneto senza disdegnare la polenta - rigorosamente bianca - che ha imparato ad apprezzare fin da bambino bevendoci sopra quel corposo vino rosso (Raboso o Merlot) che un tempo accompagnava i contadini nel lavoro dei campi. Ma anche perchè incarna le radici, gli umori di questa terra profondamente cattolica, bianca quando i comunisti erano visti come fumo negli occhi e l'anticomunismo era inserito nel Dna di questa gente.

Giuseppe Covre lo racconta con orgoglio in un libro che rimarca questa sua fedele appartenenza già nel titolo "Sono un veneto. Autobiografia di un leghista eretico", edito da Santi Quaranta e a breve in libreria. Un libro che è anche una piccola autobiografia del Veneto più che dell'imprenditore, ex sindaco di Oderzo ed ex deputato della Lega Nord. Covre è stato, e lo è ancora, un amministratore sui generis. Leghista della prima ora ha dato vita a una profonda rivoluzione amministrativa.

Da sindaco del comune di Oderzo (incarico che ha ricoperto per due mandati dal 1992 al 2001), ha cercato di far riconciliare la pubblica amministrazione con i cittadini. Senza per questo sentirsi un Robin Hood. Ma ancora non gli bastava. Nel 1995, dopo un terribile incidente a Motta di Livenza, costato la vita a un'intera famiglia per colpa di un semaforo negato per undici anni dalla burocrazia, si è ribellato. Nell'unico modo che sapeva fare. Senza abbaiare alla luna, ma rimboccandosi le maniche e ipotizzando una soluzione. Ha avviato il Movimento dei sindaci, eretico per l'intero mondo politico, insieme all'allora direttore del Gazzettino Giorgio Lago e all'allora sindaco di Venezia Massimo Cacciari, coinvolgendo anche l'imprenditore Mario Carraro.

Lo descrive così: "Era una richiesta trasversale di autogoverno e di innovazione che imbarazzava tutti gli schieramenti. Adesso non se ne parla più, ma i sindaci veneti degli anni Novanta hanno dato vita a qualcosa che va oltre l'attività amministrativa, arrivando a toccare i nervi scoperti del sistema politico". In questo movimento ha trovato spazio tutta la sua fede per il federalismo autonomista e solidale, con ampio respiro europeo, che nulla ha a che vedere con il parassitimo. Tutto facile? Per nulla. È stato bollato come "eretico" una prima volta quando continuò a lavorare nel Movimento dei sindaci nonostante il diktat del "capo" Umberto Bossi. E lo è diventato una seconda volta quando ha rifiutato la linea politica della secessione.

Nel gustosissimo libro, piano piano, il tema vero diventa il Veneto e non la Padania. Il suo modello di sviluppo e il suo futuro. Come usare un territorio "colabrodo" disseminato di capannoni secondo i parametri della qualità del vivere e non più soltanto della quantità e dei record del produrre. Come difendere le conquiste locali a fronte di concorrenze spinte di altri paesi, Cina in testa. Come coltivare il senso del limite senza pagarne le conseguenze. «Quanto ci costa il nostro benessere in termini sociali, ambientali e sanitari? Quanta altra mano d'opera d'importazione siamo in grado di sopportare senza contraccolpi? Abbiamo ipotizzato una possibile società multietnica e se poi una crisi economica obbliga a invertire la tendenza, quali conflitti sorgeranno?» si chiede Covre . Quesiti di un politico intelligente che ha capito come al Veneto siano bastati pochi decenni per abbandonare le antiche povertà acquisendo, di contro, le nuove paure legate all'agiatezza e al consumismo.

webmaster Marco Giorgini