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Sinfonia prussiana
(Sergio Marano)
Descrizione - Prima pagina - Rassegna Stampa



Descrizione

Sergio Marano predilige la “piccola” storia che inserisce, però, nell’alveo della cosiddetta grande storia. Così è stato per Il bosco di Rinaldo, così è ora per Sinfonia prussiana. Il suo è animo sensibile incline a una garbata miniaturizzazione dei quadri e degli interni: lo scrittore non alza mai i toni anche in contesti aspri, tende piuttosto ad accompagnare il lettore con una chiave e una luce che sono musicali.

Sinfonia prussiana si muove elegante e delicata in Terra di Prussia, mostrando una struttura senza punte o asperità, tra la piana e le colline soffuse di una lievissima, dolce foschia. E cerca soprattutto le persone che il narratore sa mirabilmente esplorare a pastello, e incontrare nell'anima. Esternamente sono gli Ussari a segnare i contorni di questa musica che si insinua tra Albinoni, Tartini e Strauss; nel profondo la narrativa di Marano ha le tinte del Blu di Prussia e dei ciclamini dei boschi dolomitici, il ritmo malinconico e coinvolgente dei valzer viennesi.

Anneliese, Emil, la straordinaria figura del calzolaio Martin Vogel, padre putativo caratterizzante che resterà scolpito nella mente e nel cuore dei lettori per la sua autentica e generosa umanità, l'intrigante personalità del capitano Walter Jakobs, sono i principali protagonisti di questa Sinfonia prussiana nella quale c'è la vita con i suoi dolori e le sue piccole gioie. La sinfonia di Marano tende a una mestizia tranquilla che non è mai lancinante; al suo interno si rinviene il garbo dei piccoli affetti, degli ambienti domestici levigati ma anche il fascino di un Notturno alla Chagall sostenuto dal violino; un mite umanesimo cristiano condanna la guerra d'istinto senza ideologismi. Il romanzo rasserena nel pudore dei sentimenti, incanta e penetra come succede a ogni narrativa che si rispetti.


Prima pagina 

 

Emil e Anneliese

 

Nell'accampamento era tutto un muoversi frenetico di uomini e di animali. Gli squadroni si preparavano alla sfilata. Gli ufficiali gridavano ordini concitati ai sergenti, i sergenti ai caporali, questi ai serventi che sacramentando davano gli ultimi tocchi all'equipaggiamento, ai cavalli, alle dotazioni. Ogni cosa doveva brillare, essere perfetta: uniformi, sciabole, picche, pistole e moschetti, stendardi, orifiamme. Il manto ai cavalli luccicava di riflessi a forza di brusca e striglia sotto il primo sole.

Anche Emil era assalito dalla stessa frenesia.

Bruscamente, un giorno, assieme ad altri del suo reparto, era stato scelto per passare dalla fanteria alla cavalleria leggera. Anzi, a un reparto di Ussari in addestramento, in qualità di stalliere servente. In tutta fretta, lui e gli altri, si erano dovuti affardellare e trasferire su carriaggi negli attendamenti della cavalleria, in un villaggio non lontano da Kahla.

Così non aveva potuto rivedere Anneliese né salutarla. Ciò gli era dispiaciuto. Come se avesse commesso un atto di vigliaccheria. Ma poi, riflettendoci, si disse che forse era meglio così. Era andato troppo avanti, oltre le sue intenzioni. Questo distacco rimetteva le cose a posto. La ragazza si sarebbe accorta che la sua era stata una infatuazione, una compromissione frettolosa, poteva meglio misurare il rischio corso a mettersi con un soldato che chissà quante donne ancora avrebbe incettato, oggi qui domani là, e dopodomani sarebbe morto in battaglia per un colpo di fendente o una pallottola cieca.

(…)


Rassegna Stampa


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