EDITRICE SANTI QUARANTA

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"Il Mattino", Domenica 27 dicembre 1998

"Ritorno alla casa Rossa" dell’astronomo Franceso Lucchin

Così il telescopio indaga il microcosmo del cuore

di Aldo Pomello

Di Francesco Lucchin è stato pubblicato nel 1995 Cosmology: the Origin and Evolution of Cosmic Structure, Wiley, in collaborazione con Peter coles, ultimo di una serie di saggi scientifici, molto tecnici, tra didattica e ricerca. Lucchin, 54 anni, ordinario di Cosmologia, è direttore del Dipartimento di Astronomia dell’Ateneo Padovano.

È uscito, edito da Santi Quaranta, 158 pagine, 20 mila lire, Ritorno alla Casa Rossa, prefazione di Mario Rigoni Stern, in copertina "paesaggio asolano" di Gino Rossi, poesia della pittura. Opera letteraria, questa, la prima dello scienziato Lucchin. "Questo libro di memorie – scrive Rigoni Stern – visto con l’occhio di chi è uso scrutare l’universo è nato così: l’astronomo ha girato il telescopio su un microcosmo, ma il risultato è talmente bello e sincero che leggerlo fa bene".

È una prosa pacata, sussurrata, intessuta di sfumature, onirica nel ritorno all’infanzia campagnola, libera e sfrenata: la caccia con la fionda, l’esplorazione ansiosa di luoghi magici: Bocca Lorenza, popolata di anguàne e di folletti. Il paese è Santorso: case sparse, boschi, coltivi, all’ombra del monte Sommano, grande chiesa. L’abitato si incontra sulla strada che da Piovene Rocchette porta a Schio. Mezza collina, fuori dai percorsi turistici, in cui nascere, vivere, morire, è più intimo, privato, che nella grande città e così la gioia e la sofferenza. È un "microcosmo del cuore" in cui la complessità cresce con l’osservazione. Nell’animo umano, nel mutare delle persone e delle cose, si avverte la stessa complessità che caratterizza gli spazi infiniti, i cicli delle comete, gli equilibri del vorticare dei pianeti. Frattali: le insenature e i promontori che scolpiscono la riva di un rigagnolo, hanno la stessa sequenza di una grande catena di montagne. Tutto questo nel libro non c’è; si avverte, come un rumore di fondo e si coglie nello scorrere della vita di questi contadini-operai-recuperanti che lavorano in fabbrica a Schio e strappano un pezzo di terra al bosco. "Mio padre era comunista – dice Lucchin – io frequentavo la parrocchia". I colori sono gli stessi di Gino Rossi, sfumano l’uno nell’altro, svariano, in una continua creazione di armonie e di contrasti. Poi, anche qui, si spengono le stelle, se ne vanno genitori e amici, luoghi cambiano fisionomia e funzione: restano le ortensie della Casa Rossa a stimolare l’onda dei ricordi.

webmaster Marco Giorgini