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Ritorno alla Casa Rossa
(Francesco Lucchin)
Descrizione - Prima pagina - Rassegna Stampa
Descrizione
Dopo la lettura di queste pagine, ora, quelle montagne e quelle contrade le popolo con i ragazzi e con la gente che racconta Lucchin: le vedo piene di fantasie, di misteri, di avventure; immagino perfino di partecipare e scorrere quella natura un po’ selvatica e un po’ coltivata assieme a piccole brigate di scavezzacolli; di andare a esplorare la misteriosa Bocca Lorenza (…), sulle ali del racconto scoprire quel territorio e la vita e la memoria che custodisce nelle sue segrete pieghe, cercare e raccogliere frutti selvatici, cacciare con la fionda e con le panie, inventare giochi più veri della realtà. Ma anche vivere con una piccola comunità fatta di pochi contrasti ma di tanta solidarietà.
Lucchin, l’astrofisico professor Lucchin, racconta di un tempo che sembra remoto, eppure è solamente di poche decine di anni fa; ma, come accade per i veri narratori, lo trasforma in esperienza di quelli che leggono la storia.
Questo libro di memorie visto con l’occhio di chi è uso a scrutare l’universo è nato così: l’astronomo ha girato il telescopio su un microcosmo ma il risultato è talmente bello e sincero che leggerlo fa bene. Fa anche meditare.
MARIO RIGONI STERN
Prima pagina
BOCCA LORENZA
Nella rapida salita per la Val Grossa a un certo punto si costeggiavano i Soji Caù dopo aver lasciato a sinistra la sorgente, quasi sempre secca, del Donchèo e i dolci prati di Roagna e, a destra, la Bocca Lorenza. Dai Soji già si cominciava a intravedere la "strada che traversa", quella che tagliava il monte a metà. In alto, sul crinale, si profilavano contro il cielo da un lato i Soji Lunghi e la Martefaja, dall’altro il Preminore e i Presarini, i pianori in prossimità della cima. Dietro, guardando verso la campagna, si stendeva l’ampio declivio dei Ronchi, tutti coltivati a vigneti e sorgo.
Da piccolo mai mi sarei avventurato da solo in mezzo a quel grumo di rocce. Se qualche volta lo facevo con i compagni, non essendo riuscito a invogliarli a puntare verso un’altra delle cento possibili mete, non godevo come loro dell’aspetto selvaggio del posto, con i suoi spuntoni rocciosi, gli strani anfratti, i fitti cespugli, e tanto meno della possibilità di cimentarsi in arrampicate di vario grado, anche di quarto. (Questa era un’attività che però tenevamo nascosta alle mamme, sempre un po’ apprensive nei nostri riguardi).
I motivi di questa mia avversione non erano pochi.
Avevo un po’ di paura perché in quel luogo, battuto dal sole, spesso erano state viste delle vipere. Da esse non ci si poteva difendere e, nei posti sospetti, ci illudevamo di farla fuggire facendo battere per terra un grosso bastone a quello che avanzava per primo. Degli altri rettili invece non c’era da preoccuparsi: con la fionda davamo la caccia alle risàrdole lungo le mura del Maso;
(…)
Rassegna Stampa
L’ESPERTO DEL COSMO RIVIVE LA SUA INFANZIA ("Famiglia Cristiana"n.7, 21 febbraio 1999)
Così il telescopio indaga il microcosmo del cuore ("Il Mattino", Domenica 27 dicembre 1998)
Il microcosmo rivisto dall’astronomo ("Il Giornale di Vicenza", Lunedì 28 dicembre 1998)
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