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"Avvenire", 14 febbraio 1998
RACCONTI
Transilvania da scoprire tra legenda e quotidianità
di Claudio Toscanini
"Una mattina di agosto, senza ombra di nubi, l’aria pesava come il silenzio sulle strade polverose del quartiere". Potremmo essere ovunque e in qualsiasi tempo della storia. Eppure, l’enigmatica atmosfera e l’imprecisato luogo evocati dalla citazione hanno un nome sin dal titolo del libro che l’editrice trevisana Santi Quaranta propone in questo scorcio d’anno nuovo e di vecchio secolo (per non dire di calante millennio). Ferruccio Mazzariol, l’uomo di fede e di cultura che la dirige, ha tolto per noi dal "pagliaio" mezzo sconosciuto delle letterature del mondo l’ "ago" di questa raccolta: Racconti di Transilvania (traduzione e commento di Bruno Rombi), primo libro edito in Italia dello scrittore rumeno Stefan Damian, autore d’antica radice adriatico-dalmata, poeta e critico e redattore letterario, laureatosi fra l’altro in lettere italiane all’università di Cluj, dove oggi le insegna. Si tratta di una dozzina di pièces narrative dallo spiccato andamento novellistico, animate da vividi ritratti a sbalzo, argomentate attraverso fatti di quotidiana vita in villaggi dalle remote lontananze, tanto quanto dalle vicinissime attestazioni umane. Blocchi di realistica invenzione esistenziale, accampate in una natura integrale e vissute da personaggi in transito tra l’un raccolto e l’altro, sia pure nella stretta autonomia delle singole storie. Storie di stranieri che approdano al villaggio, di figli del posto che tornano a casa dopo varie esperienze, di gente che apre alla voce narrante i segreti della propria vita. Ricordi e resoconti; affetti, amori, gelosie e tragedie; discorsi pensieri, eventi e sentimenti, attorno a una sorta di centro d’adozione che ha nella rustica osteria di Rutzu le sue reali e mitiche convergenze. Svariano le avventure di Sebastian, Di Amalia, di Maria; di Pavel e Andrei; di Jurca e Dacta; di Melena, di Matei e di tanti altri senza nome, ma tutti quanti nel ruolo di protagonisti di una dolente latitudine umana dalla popolare sapienza, dalla cordiale eminuta dialettica, dall’inarrivabile voce di realtà. In un taglio di storia e di natura che l’arte di Stefan Damian sa trapuntare di leggendario e di metaforico, gli uomini e le donne di sempre si narrano nei loro conflitti, nelle loro emozioni, nel sconfinata e al tempo stesso circoscritta prevedibilità dei loro orizzonti mentali e sentimentali. E mentre panorami ignoti e cieli insoliti sovrastano il loro respiro, queste che ci sono, invece, da subito, fraterne presenze, destini comprensibili e solidali, vivono con noi tempi che da sempre ruotano attorno all’indecifrabile mistero della vita.
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