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"Tuttolibri" de "La Stampa", 10 dicembre 1998

IL REQUIEM DEL PATRIARCA

Bartolini, un nuovo "Pontificale"

di Lorenzo Mondo

Rileggo a vent’anni di distanza Pontificale in San Marco di Elio Bartolini con l’appagamento, perfino accresciuto, della prima volta, con la persuasione che, tra tante sue prove egregie, sia questa la più ambiziosa e riuscita. Si tratta, come spesso capita a Bartolini, di una riflessione sulla Storia, che trae pretesto da eventi della sua terra friulana: non offerti in presa diretta, realistica, ma attraverso sfaccettature che attingono all’antropologia, all’antiquaria, alla letteratura, con una particolare sensibilità per le espressioni della vita religiosa.

Qui il dato di partenza è offerto dall’arrivo a Venezia di Dolfino, patriarca di Aquileia, una Chiesa che vanta, al pari di Roma, una apostolica primogenitura, con propri simboli e riti. È sopravvissuta alla spartizione dei suoi possessi territoriali tra l’Austria e Venezia, ma ora – siamo nel 1751 – la Curia romana ha deciso di soprannominarla, in ossequio alle richieste della Vienna teresiana. Dolfino è un esule, amareggiato ma rassegnato, si arrende alla decadenza che non rispetta civiltà e imperi, al momento che si sprigiona dalle rovine della classicità, dalle campagne malariche: Aquileia è "un fiato di voci ormai e sospiro di sospiri". La stessa Venezia, che l’ha prosciugata della sua fama e ricchezza, è avviata per chiari segni al tramonto. Non più ardite navigazioni, traffici e conquiste, ma l’attesa di un destino irrimediabile: un popolino cencioso e corrotto, un patriziato che si estenua nel gioco, nelle mascherate, nel libertinaggio, proteggendosi con una rete di spie. Sulla città superba dei Dogi aleggiano premonitori e beffardi i versi del pornografo Baffo.

Dolfino rifiuta di lottare, di presentarsi ai vantaggiosi maneggi delle cancellerie europee, perché si sente gravato, oltreché del peso di una tradizione consunta, da un personale sfinimento. È il trauma adolescenziale di un incesto con la madre, dal cui ricordo non riesce a liberarsi e che è segno della sua precoce vocazione alla non vita, alla regressione nell’alvo materno. Insensibile all’offerta del cardinalato, chiede soltanto, per la sua rinuncia, di poter celebrare nella basilica di San Marco l’ultimo pontificale, apoteosi e requiem del patriarcato. E che il Papa dia impulso alla definizione del dogma dell’Immacolata Concezione. Questo tema, che teologi e curialisti dibattono da tempo, ha per lui un significato torbido e insieme luminoso: è la sublimazione della Mater Amabilis, di una presenza rassicurante contro l’inesorabilità della colpa e del Giudizio. Nel suo girovagare per una Venezia notturna e livida, immagina che lo sfarzo dell’antico cerimoniale, la ritualità commista di oro e di porpora, sia degna cornice al sacrificio delle sue ambizioni di potere e della sua stessa vita, all’esaltazione di una superiore, infine riscattata, maternità.

A Roma Benedetto XIV si interroga sulla sua remissività, e sulla sua venerazione mariana, di cui istintivamente diffida: teme che l’enfasi sulla Maternità comprometta il concetto di Divinità. Ma nel suo buonsenso, astraendo dalle complicazioni di Dolfino che del resto ignora, finisce per ravvisare nella sua ostinazione "uno sbigottito ricorso alla madre (alla Madre!), alla sua misericordia, anche al suo abbraccio. E vorrebbe che Dolfino sapesse che lui ha capito". Non capirà mai. L’ultimo patriarca morirà solo, in una chiesa vuota, cercando al fondo di se stesso una possibile conciliazione.

È una materia complessa, a tratti incandescente, che Bartolini padroneggia con sapienza concettuale e figurativa (quei toni fulgenti e cupi, di barbarica e cerimoniale fastosità, di illuministico sfacelo); ricorrendo a una lingua magra, apparentemente piana nonostante gli imprevisti vernacolari, in realtà concitata e febbrile per contrazioni e torsioni sintattiche. Nella riedizione del romanzo, ci ha rimesso le mani e, stando a una prima scorsa, con profitto. Penso alla confessione di Dolfino davanti a un prete anatomizzante. Tutta nuova è la sequenza in cui ammette di avere confessato più volte, a tanta distanza da allora, il suo crimine. Non gli era bastata la prima assoluzione, sentiva il bisogno di tornare ad affliggersi: disperando di Dio o di se stesso (dalle mai sopite dolcezze?). Questo, che risulterà per il confessore un più grave addebito, rende la sua figura più tormentata, più drammaticamente e umanamente vera.

AL CINEMA

Antonioni e gli inediti

Il cinema, con la letteratura l’altra passione di Elio Bartolini, natali a Conegliano (1922), laurea a Milano. Michelangelo Antonioni lo chiamò a Roma, invitandolo a scrivere per lo schermo. Il Grido, L’avventura, L’eclisse sono i lavori del regista ferrarese con l’impronta di questo schivo signore veneto, ora ancorato nel rifugio friulano di Santa Marizza di Varmo (lo stesso di Sergio Maldini, recentemente scomparso). Ma non solo Antonioni si è avvalso della sua collaborazione: si pensi a Florestano Vancini, a due suoi lavori (La calda vita, Le stagioni del nostro amore).

I film realizzati e i film rimasti nel cassetto. Ovvero Potevano essere film. Il cinema di Elio Bartolini, il libro appena uscito per i tipi di Edizioni Concordia Sette (pp. 365, L. 38.000, a cura di Carlo Montanaro). Il volume raccoglie i soggetti inediti composti tra il ’60 e l’80 (solo uno – L’altro Dio – verrà realizzato, nel 1975, come regista lo stesso scrittore).

"Sei degli otto soggetti inediti – riepiloga Carlo Montanaro – sono collegati al ventennio più intrigato e complesso della nostra storia recente. Tra questi La signora in rosso traccia una sorta di strada di non ritorno nell’identificazione dell’atto estremo, del togliere la vita ad un altro essere (…). Mentre il primo e l’ultimo apparentemente se ne distaccano". Sono Sarajevo, una congiura di giovani ("ricostruisce cronachisticamente l’attentato che ha aperto la strada, colla tragedia della prima guerra mondiale, all’Evo moderno"). E Nel nome del Padre, che "dentro la cornice fantascientifica coniuga etica e morale con etologia ed ecologia". (b.q.)

webmaster Marco Giorgini