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Pontificale in San Marco
(Elio Bartolini)
Descrizione - Prima pagina - Rassegna Stampa
Descrizione
Pontificale in San Marco di Elio Bartolini, qui in edizione rinnovata dopo quelle Rusconi del 1978, si configura come uno stendardo d’oro o come una veste ardimentosa e soave, intessuta di materiali laici e liturgici. L’arazzo abbacina come una fastosa luce pittorica, intridendo ogni spazio e orizzonte, personaggi e cose minute. Ma poggia sulla Storia.
C’è il Friuli povero e fiero a sottolineare la vicenda dell’ultimo Patriarca di Aquileia Daniele Dolfin, a metà del settecento: "Quei borghi silenziosi come nell’incubo perenne di un’invasione, la loro miseria che, non volendo apparire, cerca compenso nel lindo, nel lustro, nel rassettato; le chiese tutte con il campaniletto a vela sull’unica navata dove il santo protettore ostenta in sé l’offesa e il rimedio". Si dilata una Venezia stupenda e doviziosa, intricata e dolcissima; essa stessa urbs liturgica. Venezia e Aquileia s’incontrano in uno spartito in cui l’eco del gregoriano si sposa alla vivacità del controcanto patriarchino.
Sullo sfondo "appena intravvisato del secolo dei lumi, - afferma Giovanni roboni – degli intrighi tra le grandi potenze, del riformismo teresiano, lo splendore organico di riti e privilegi che affondano così lontano le loro radici ha un risalto cupo e inatteso". Dolfin accetta la soppressione del Patriarcato di Aquileia voluta dalla Santa Sede, ma pretende (e sogna) di celebrare un Pontificale nella Basilica di San Marco secondo l’antico rito aquileise.
Bartolini ferma con forza la figura del Patriarca, senza mai isolarlo: lo fa risplendere in un contesto stratificato e armonioso con una sapientia cordis, una finezza e una familiarità sorprendenti. Ed è la lingua insigne, sontuosa e anche meandrica, ma radicata in un canto lungo e perfino struggente, a fare di questo Pontificale in San Marco un libro memorabile.
Prima pagina
I
Alto su un "legno", il personaggio che va prendendo consistenza al centro di questo quadro, gli dà sempre più l’idea di qualcuno che non avrebbe mai immaginato di essere: un ammiraglio, un connestabile, un vinceré di ritorno dalle Indie, anche il dignitario ecclesiastico che lui è, ma reso nella curialesca maniera in cui amavano essere ritratti i Bossuet, i Richelieu, i Mazarino: la stessa gravità dello sguardo, la rossa sontuosità delle vesti, la mano sinistra salda all’oro della croce pettorale, il dialettico indice della destra proteso verso un contraddittore che non osa nemmeno farsi vedere.
Ma nel pesante (un po’ troppo consunto) dei tendaggi, nell’oro (un po’ troppo denso) delle borchie e dei fermagli, nel gestire (forse un po’ troppo ieratico anche per personaggi come loro) Bossuet, Richelieu, mazarino sono soli, dichiarati per quanto presentano: se stessi, una croce tra le dita attorte, i testi calpestati dell’eresia e della ribellione. Mentre qui il personaggio è preso dentro due assembramenti: la ciurma, quei mozzi arrampicati tra le vele (dove forse sarebbe bene lasciare appena lo spettro d’un vento, come per navi che non navigheranno più", e, sulla Piazza, l’altra più composta folla di dignitari, prelati, popolo.
(…)
Rassegna Stampa
Congiura A Venezia ("Diario Della Settimana" N.1, Giovedì 7 Gennaio 1999)
Il Requiem Del Patriarca ("Tuttolibri" De "La Stampa", 10 Dicembre 1998)
Drammatico Tramonto Dell’ultimo Patriarca ("Il Nostro Tempo", Domenica 21 Febbraio 1999)
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