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Marta e il Bambino di cera
(Paola Faccioli)
Descrizione - Prima pagina - Rassegna Stampa
Descrizione
Marta e il Bambino di cera ha per protagonisti Marta e il suo bambino, creatura bellissima simile al "Bambino di cera degli altari" però paralizzata e del tutto inconsapevole. Il libro, drammatico e veemente, è di una misura insolita per la narrativa italiana, abituata ai rimandi preziosi, al congegno poco significativo del fioretto, agli exempla di maniera.
Paola Faccioli, invece, con una lingua serrata rompe gli schemi della tradizione, instaura contatti con "sorgive" e figurazioni che vengono insieme dalla Riforma e dalla Controriforma, benché Marta e il Bambino di cera si situi temporalmente in un Medioevo molto vicino alla sensibilità contemporanea. In questa "storia", inquietante e tesa, la scrittrice svela l’anima tragica italiana, quell’anima religiosa fonda, complessa, stratificata, costantemente negata nella nostra letteratura. Al centro del libro si snoda un "viaggio" devoto ai santuario e alle chiese posti verso Oriente. Nella suggestione di un paesaggio scabro e quasi irreale, dove Marta "Madre Addolorata" visionaria propone a Dio continuamente il suo bambino, perché gli sia fatta giustizia. Ma il miracolo non avviene.
Le ultime pagine "confondono" il bambino di Marta, il Bambino di cera, il Bambino Gesù, nel segno di un mistero che si rivela, in una nemesi toccante contro il Dio geloso, il Dio degli eserciti e della possessione assoluta. Il lettore ne esce, afferrato e sconvolto, cambiato da un’opera vivissima e dolorosa fino alle estreme conseguenze, ma colma di una sua straordinaria dolcezza.
Prima pagina
L’ANNUNCIO
Il paese era antico e di nobile architettura; le vecchie mura , erette per difendere gli abitanti dalle scorrerie di eserciti nemici e amici, cingevano ancora l’abitato, ma i fossati erano colmi di rovi e a primavera i fiori violetti del cappero uscivano a grappoli dalle sconnessure delle pietre. Le mura avevano quattro porte intitolate agli Evangelisti, le cui effigi in sbiadito mosaico con diciture d’oro verdastro erano incassate in una nicchia, al riparo di un tettuccio sbrecciato. Le strade anguste convergevano in fitta rete verso una piazza acciottolata, contornata su tre lati da portici di pietra, al cui fondo era la chiesa bassa e massiccia, chiusa tra il battistero ed una torre quadrangolare; sulla cella campanaria svettavano sette torricelle sormontate da aguzzi pinnacoli rivestiti di lamine di bronzo. La facciata adorna di lesene e archetti e i fregi del rosone avevano assunto col tempo un colore sanguigno; i rozzi bassorilievi corrosi dalle intemperie sembravano opera della natura più che della mano fallibile dell’uomo. I palazzi ai tre lati della piazza mostravano sulle facciate affreschi indecifrabili, le cui figure scolorite si staccavano a malapena dall’intonaco; le grondaie di ferro battuto scendevano dallo spiovente dei tetti, terminando con forme curiose di animali dalle fauci spalancate. Fuori della piazza le costruzioni erano più basse e disadorne, ma anche le case più povere avevano un aspetto dignitoso e il colore bruno-rossiccio degli intonaci, ripetuto di strada in strada, stendeva sul paese un’uniforme patina di antichità.
La terra arida e sassosa della pianura dava scarso frutto e i pochi contadini che la coltivavano abitavano in casolari isolati all’esterno delle mura.
(…)
Rassegna Stampa
UNA MADRE, UN PADRE E UN FIGLIO FERITO ("Famiglia Cristiana", 17 aprile 1996)
Marta e il suo bambino in cerca di salvezza ("Il Nostro Tempo" n.21, Domenica 26 maggio 1996)
Le sfide di Marta e il Bambino di cera ("Avvenire", 10 gennaio 1996)
Marta, il bambino e un’anima tragica e religiosa ("Il Gazzettino", 27 novembre 1995)
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