EDITRICE SANTI QUARANTA

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"Corriere del Ticino", Venerdì 29 marzo 1996

Un pittore e il suo doppio

Un singolare romanzo di Franco de Poli ci conduce dentro l’esistenza del grande artista Lorenzo Lotto, donandoci un "soffio vitale"

di Pierangelo Selva

"Vivere et dubitare de non essere". È la sintesi esistenziale pirandelliana che uno dei massimi pittori del Rinascimento fa di se stesso. Il pittore è Lorenzo Lotto, nato a Venezia nel ‘500 e quasi misconosciuto in patria perché la sua vita di uomo e di artista fu oscurata dalla figura di Tiziano, il pittore ufficiale e indiscusso della Serenissima e del Rinascimento europeo. Lorenzo Lotto ebbe un’esistenza difficile, errabonda, economicamente instabile. Fu, quello che si può definire un artista incompreso e anche "dubitoso", non tanto nel suo lavoro ma di se stesso, come persona nel mondo, come artista e come uomo di fede. E poi, gli bruciava essere un poveraccio senza un baiocco, consapevole però del suo valore e delle novità artistiche che creava con la sua pittura. Un personaggio del genere, così tormentato ma anche così moderno, non è mai entrato nelle trame di un romanzo, non ha mai dato spunto a nessun narratore, anche se la sua storia fu veramente un romanzo, con un finale mistico e purificatore, del genere "va’ dove ti porta l’arte sacra!". Lotto infatti, dopo una vita errabonda, si ritirerà come Oblato nel convento di Loreto, dove troverà la pace e una morte tranquilla. In questi giorni però è uscito un libro che usa Lorenzo Lotto come trama narrativa, all’interno di una storia contemporanea. Il titolo è "Lorenzo", edito da Santi Quaranta di Treviso, una piccola casa editrice a cui auguriamo una buona fortuna. L’autore è Franco de Poli, scrittore, giornalista e esperto d’arte, a cui ha dedicato una serie di opere di raffinata competenza. Il personaggio del romanzo che ci conduce dentro l’esistenza di Lorenzo Lotto è un anziano professore di Storia dell’arte, Simone De Magistris. La sua storia ci viene raccontata da un giovane, o quasi giovane pubblicitario di poca fortuna che abita di fronte a De Magistris, in una vecchia casa di ringhiera di Milano, ormai abitata solo da anziani e da un inarrestabile disfacimento. De Magistris è molto strano. Sta nel suo buco di casa tutto il giorno intento a scrivere e a commentare la vita e le opere del grande Lotto. E fra i due, l’anziano professore e il giovane, si stabilisce un’amicizia. De Magistris sa tutto di Lotto, interpreta i suoi quadri, approfondisce la sua personalità, mostrando al giovane amico le novità di quella pittura che introduce, forse per la prima volta, nel rinascimento, degli elementi soggettivi che esprimono "l’anima" dell’autore e rende corposi e moderni santi e angeli, personaggi biblici e fantastici. De Magistris quindi potrebbe scrivere un bellissimo e approfondito saggio sul Lotto, forse il più documentato di tutti quelli scritti da altri studiosi. Ma non ci riesce. È dispersivo, dubita di se stesso, delle sue capacità, o forse di tutti gli altri, del mondo. Si immedesima nell’artista ma se ne sente quasi schiacciato. Giunto alla fine di una vita vuota e piccina, capisce che quello sforzo di spiegare a tutti il vero Lorenzo Lotto non potrà essere portato a termine. Perché lui è un perdente, un uomo indeciso, una di quelle persone che il nostro secolo ha sballottato tra il volere e il potere, fra il desiderio di essere e la macina di un mondo crudele che non premia la qualità, la competenza. In fondo, che non premia l’arte come forma di vita, come desiderio di superare la realtà. Cercherà, in un ultimo scatto di volontà, di imitare il "suo" pittore andando a Loreto, per ammirare i suoi quadri e forse anche per trovare una pace e una forma di religiosità. Perfetta, ma impossibile da ottenere.

Al giovane amico e vicino di casa, dopo la sua morte, avvenuta appunto a Loreto e in circostanze tragiche, rimangono "in eredità" una misteriosa ragazza, amante, soccorritrice, musa infantile di De Magistris e pacchi di appunti, note, di deliri sul Lotto. Troppo poco, per cambiare il destino di questo giovane che sembra già avviato sulla strada del "vivere et dubitare de non essere", ma abbastanza per noi lettori. Che possiamo entrare nel meraviglioso "romanzo" dell’esistenza di Lotto e seguire un caso letterario di doppia vita e doppio destino. Nel quale un gigante dell’arte, attraverso le sue opere, cerca di infondere un soffio vitale a personaggi che purtroppo la vita hanno già persa, senza averla giocata, senza averla creata.

webmaster Marco Giorgini