|
L'isola innocente
(Antonio Russello)
Descrizione - Prima pagina - Rassegna Stampa
Descrizione
In
un bosco, nei pressi di Ginevra, Giangiacomo Gibard cerca di realizzare la sua “isola innocente” con dei
ragazzetti/ragazzacci. Tra gli alberi i militari hanno costruito una nave, poi
occupata dalla “banda” di Gibard, che diventa sicuro
rifugio quando l’alluvione sommerge ogni cosa; ma vi giunge anche un curioso
piccione viaggiatore che porta un messaggio di Giambattista Grieco,
da Napoli. Inizia così una “storia” singolare e avventurosa fra i due
“maestri”: Gibard e Grieco,
infatti, sottintendono Rousseau e il Vico.
L’isola innocente di Antonio Russello è una magnifica opera che sembra appartenere al
filone della narrativa picaresca spagnola e anche del donchisciottismo.
Ma il “picarismo” di Russello è più sciolto e solare, il suo “donchisciottismo” è temperato dall’ilare umanità
meridionale di Giambattista in cui la coscienza della realtà si mescola alla
ricerca della gloria. In Giangiacomo l’idillio
s’irrigidisce in una visione limitativa della vita che conduce all’isolamento e
all’inganno. Però il cuore di Adamo vince e Gibard finisce per innamorarsi; in una scena narrativamente grandiosa riconosce, poi, il valore e il
realismo di Giambattista.
La
sicilianità narrativa si dipana in una ininterrotta sinfonia dei colori, delle cose, delle
anime, mentre una gioia evidente e un po’ malandrina attraversa il romanzo,
caratterizzato da asciuttezza e morbidità di
scrittura. L’italiano del grande narratore è insolito,
a suo modo sperimentalista, poderoso, colmo di succhi
e di forti espressioni popolaresche; attraente.
L’isola innocente ha anche una sua profondità di pensiero: secondo la
disincantata filosofia della storia del Vico, ogni “piccolo Ulisse” può trarre
dalla sua Itaca il vino vero che permette agli uomini di non avere un occhio
solo come Polifemo. Tuttavia un’isola innocente deve essere custodita nel cuore di
ogni uomo: come un sogno necessario che non appartiene soltanto alla
precaria “filosofia” di Rousseau, ma al passare
adagio di ogni persona, alla sua speranza di una piccola Gerusalemme celeste.
Prima pagina
Capitolo I
Giangiacomo Gibard odiava il secolo in ci gli era toccato
nascere, il diciottesimo, incipriato e femmina, nient’affatto maschio. Odiava il
mestiere di precettore, il vestito che indossava: la redingotte verdepisello e i
calzettoni di seta bianca, chiusi alle ginocchiere da nastri verdepisello. In un
secolo maschio - mettiamo ottavo o nono - gli sarebbe piaciuto destreggiarsi di
spada, munirsi di cavallo e andare all’avventura dentro un’armatura di argento.
Delle volte si proiettava addirittura nel ventesimo o
ventunesimo secolo, quando la condizione precaria e assurda di professore
sarebbe cambiata, diventata più redditizia: non come nel ‘700 in cui la sola
scuola possibile era quella fatta a figli di nobili, imbecilli per lo più e
viziati e non a poveri, condannati a perpetua ignoranza. Del resto la sua
condizione era simile a quella di tutti gli altri precettori in Europa. E
Giangiacomo Gibard, sebbene ginevrino di nascita e sedentario tra le sue nevi
alpine, il convincimento l’ebbe quel giorno che, nel parco della villa dove
insegnava, gli era caduto tra i piedi, piovuto dal cielo, un piccione
viaggiatore. Apertogli l’ala, vi aveva scorto un biglietto scritto in lingua
italiana o pressoché: “Giambattista Grieco, precettore con recapito a Via
Toledo, in Napoli, offre le sue lezioni al modico prezzo di due ducati: pe’
Cicillo, Carminello, Peppinello, tutti guagliuncelle soie che tengono tanta fame
‘ncoppa”.
Giangiacomo Gibard, fatte le dovute considerazioni sul cambio
italo-francese, dovette convenire che i due luigi che gli pagavano a lezione non
erano tanto lontani dai due ducati che davano al suo collega e che la condizione
di precettore qui come altrove, non brillava.
Si tenne il biglietto e mise il piccione, che forse s’era
sviato dal suo cielo, in una gabbia.
Giangiacomo era diventato famoso di villa in villa, anche per
le sue trovate, i suoi scherzi a volte truci, che gli procuravano amari
licenziamenti.
(...)
Rassegna Stampa
Vico trova Rousseau
("La Stampa", 16 settembre 2003)
Una comunità di fanciulli
vive sugli alberi di un bosco ("Il nostro tempo", 23 febbraio 2003)
Nell'isola innocente con
Voltaire e Gadda ("Corriere della Sera", 15 marzo 2003)
Ritorna alla lista dei libri - Ritorna alla Homepage
|