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"Diario della Settimana" n.4 pag.59 , 28 gennaio 1998
IL RICHIAMO DELLA FAMIGLIA
Oltre i rimpianti: l’infanzia e l’adolescenza, tra Veneto e Friuli, di Elio Bartolini
di Massimo Onori
Elio Bartolini è scrittore di lungo e articolato corso, tanto saldo e sperimentato quanto appartato e lontano dai clamori della mondanità letteraria e giornalistica. Mi piace ricordare qui, tra i tanti suoi libri di narrativa – ché Bartolini non ha disdegnato la ricerca storica e la poesia in dialetto friulano ed è stato perfino felice curatore delle opere dello scandaloso Baffo – La bellezza d’Ippolita (1955), Chi abita la villa (1967), ove lo scrittore inaugurò una sua originale poetica dello sguardo che approfondì poi in testi come Pontificale in San Marco (1978) e La linea dell’arciduca (1980). In questi sette racconti dell’Infanzia furlana, alla boa dei suoi settantacinque anni, Bartolini si lascia tentare dalla rischiosissima carta dell’autobiografia. Non crediate, però, che sia caduto nella trappola dei rimpianti e del narcisismo: quando Bartolini racconta fatti della sua infanzia e della sua adolescenza, tra Veneto e Friuli, tra Conegliano, Codroipo e Udine, a cavallo tra gli anni Venti e Trenta, lo fa come se fossero i fatti della vita di un altro.
Uno stratagemma, questo, che non coincide con un atto di travestimento, ma con un deciso spostamento del tono. Un tono che Bartolini trova nella voce più sentenziosa e sicura dell’infanzia, per quella sua "breve oracolare tornitura", la poche di chi "sapeva tutte le cose del mondo", stando all’ultima piccola grande verità destinata a cadere, nel giovanissimo protagonista, col tempo della perplessità e del disincanto (A Udine con mia nonna e a Udine da solo). Una voce che ci coglie di sorpresa sin dall’incipit del primo racconto, Del Friuli, di Codroipo e di mia nonna, l’unico stampato, non a caso, in corsivo, come a sottolineare il carattere fondativi, la qualità di condizione trascendentale dell’intera raccolta. Una voce che pare ricapitolare addirittura una storia genetica, un modo atavico e familiare di abitare il mondo: "Nessuno mi parlerà di Codroipo come mia nonna: con quel gesto e quell’ammiccare di una significazione di pause e la contenuta gravità delle esclamazioni. E nessuno mi darà l’equivalente di un certo racconto che riprendeva, ingigantendolo negli inciampi della memoria, il racconto della nonna di mia nonna".
Ma il tono del racconto (e la prosa di Bartolini così folta ed ellittica, di arditissima ipotassi) non sarebbe lo stesso se alla voce della nonna (e della bisnonna: che aveva visto Napoleone e sentito dire dell’impiccagione del compaesano Baldùs, assassino non pentito di un prete) non facesse da continuo contrappunto quella del piccolo Elio che ogni luogo, ogni gesto, interroga dal fondo di una sua immedicabile felicità: un’infelicità che ha il colore stesso di quell’aria di miseria e di accidiosa prepotenza dentro cui, durante gli anni del fascismo trionfante, si affatica la vita di una comunità cattolica offesa e risentita nel profondo Friuli. È da questa divaricazione – la divaricazione tra la saggezza non priva di compiaciuta saccenteria della nonna, e la curiosità quasi insolente, troppo spesso delusa del piccolo – che acquistano senso, un senso tutto straniato, i fatti della grande storia, come il giorno di un’inattesa Conciliazione. E ne vengono fuori , sui fascisti e sulla loro macabra volgarità, sui cattolici e sulle loro insofferenze e complicità, pagine impagabili: come in Conegliano ed io ed in Graffiti di una infanzia cattolica.
Ma non è raro che, dal fondo di questo scontento, barbagli improvvisa la luce di una stupita gioia, magari grazie allo sguardo impudente di una bambina incontrata per caso: ad avvertirci che la vita ebbe pure le sue freschezze negli anni dell’umiliazione e della noia.
L’INFANZIA FURLANA
Autore: Elio Bartolini
Editore: Santi Quaranta
Pagine: 142
Prezzo: 20.000 lire
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