Il Rosone

Cora abita a Friburgo, una delle più belle e amabili città della Germania, ma il suo animo è inquieto, insoddisfatto. Lei è attraversata radicalmente dallo “spirito d’Infanzia”, che le fa avvertire tutta la precarietà dell’esistenza; si sente un’apolide, una straniera nella sua terra, ma anche lei cerca, in fondo e incessantemente, un approdo felice.

Cora troverà uno stimolo gioioso nel disegnare i fiori, le piante, gli alberi della sua città, coltivando nel suo cuore un sogno, tanti sogni… Immagina per sé una vita coronata dall’Amore e un luogo incantato dove vivere pienamente, e così il suo sogno la condurrà d’istinto a Trieste, la città sconosciuta ma intensamente e misteriosamente desiderata: città bella ma non oleografica, cosmopolita, luminosa, con la bora che la scuote improvvisa, con il mare che si apre verso l’Adriatico profondo, contornata dal Carso, un microcosmo edenico di grande suggestione.

Claudio Segat, con la sua lingua dell’anima, con il suo tenero scandaglio psicologico che esplora i caratteri delle persone, e il loro intimo accadere, configura in Una sognatrice a Trieste un’opera stratificata di straordinaria qualità narrativa: delicata, colloquiale e vibratile, ma anche capace di portare in superficie i grumi labirintici e perfino oscuri dell’agire dei protagonisti.

C’è in tutto il romanzo una sospensione; un’attesa profonda e misteriosa che come un fulcro incandescente e lieve muove Cora verso un Amore assoluto, e dentro questo fuoco sognante si esprimono, con la loro peculiarità, Johann, l’anima gemella; Juri, il compagno di una precaria esperienza amorosa; e Nanon, la bambina enigmatica che mendica vestita di tutto punto, zainetto in spalla, con un prezioso portagioie d’oro, per le vie di una Trieste magica e familiare, fascinosa e indimenticabile.

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Innamorarmi è stato così semplice

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