Il Rosone

Bonaventura Tecchi è stato uno scrittore famoso negli anni Cinquanta e Sessanta, oggi per l’insipienza narrativa dei tempi largamente dimenticato. Un acuto critico letterario come Giorgio Bárberi Squarotti ha scritto puntualmente: “La narrativa di Tecchi nasce da una disposizione ottocentesca all’ampia costruzione romanzesca, alla grande problematica romantica del male, del peccato […]. Il racconto e il romanzo di Tecchi sono costantemente costruiti intorno ad uno o a pochi personaggi di assoluto rilievo” com’è in questa Tarda estate, opera uscita postuma da Bompiani, nel 1980.

Il romanzo è attraversato da una finezza psicologica, umbratile e suggestiva, che coinvolge il medico, vedovo, diarista, e la giovane nuora alsaziana Marie Louise, che trascorre un periodo di vacanza nella rustica casa del suocero, nel cuore della Tuscia in provincia di Viterbo.

Sboccia tra i due un amore tenero, mai veramente dichiarato ma intenso e quasi celeste; un affetto dolcissimo che può appartenere alle atmosfere dei mistici. Questa bellissima storia, colma però di venature anche terrestri, “si fa allora attenzione sicura alle ragioni dell’anima comprese con romantica dedizione” (Bárberi Squarotti).

Tarda estate è elogio della femminilità tutta intera; è scandaglio dell’intimità e della carne con una lingua avvolgente che, a tratti, manifesta una semplicità lirica disarmante. Accanto alle due figure centrali, si espande il mondo antico, e ormai abbandonato, della Tuscia tanto amata da Tecchi, in squarci di misurata elegia.

Nel mondo di questo straordinario scrittore, s’intrecciano le vicende degli uomini, un paese dell’anima, le tradizioni ancestrali e il paesaggio; è un piccolo ‘universo’ non edenico, penetrato sì dalla Grazia, ma anche dalla dimensione del Purgatorio. Tarda estate è capace così di suscitare uno stupore e una sorpresa, profondi.

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