Le Porte

La piccola Repubblica di Ragusa-Dubrovnik, là in fondo all’Adriatico, sulla costa dalmata, è stata un miracolo storico di autonomia e di realtà mercantili tra i giganti di Venezia, Ungheria, l’Impero ottomano, gli Asburgo e poi il fatale Napoleone. Così è bello sapere per i “piccoli” che un Davide, con determinazione e diplomazia, ha saputo reggere la sua integrità territoriale e statuale per molti secoli contro il Golia di turno che voleva inglobarlo; che un “san Giorgio” può vincere il drago. Naturalmente anche i prodigi sono destinati a finire: infatti, il generale francese Marmont abbatte, il 31 gennaio 1808, la gloriosa Repubblica di San Biagio (il patrono di Ragusa) ammainandone il vessillo.

Santi Quaranta vuole inaugurare la collana storica «Le Porte» ricordando l’onore e la dignità dello Stato raguseo, caduto duecento anni fa; intende farlo attraverso le pagine curiose e stimolanti di Robin Harris, che fissano alcuni “punti fermi”: Ragusa-Dubrovnik deriva da un insediamento romano, il suo patriziato è nobile e insieme mercantile, l’idioma è prevalentemente croato nella parlata dell’Erzegovina (da qui la rivendicazione della città da parte della Serbia di Milošević). L’identità della minuscola Repubblica adriatica è data non dalla lingua, ma «dal carattere romano-cattolico»: cioè la vita religiosa non fu un artificio ma venne vissuta spiritualmente.

Robin Harris delinea, non soltanto il percorso storico di Ragusa, ma la sua vita, le istituzioni, i costumi, i commerci, le tradizioni; la letteratura che è stata latina, croata e anche italiana; l’architettura, la pittura e la musica; la comunità ebraica. Si sofferma sul tremendo terremoto del 1667, che sterminò largamente la popolazione ragusea. Scrive sulla battaglia di Lepanto cui la Repubblica marinara di San Biagio non partecipò ufficialmente, ma alcune sue navi da guerra “camuffate” diedero manforte alla vittoria cristiana. Il grande nemico di Ragusa-Dubrovnik è stata la Repubblica di Venezia, mentre lo Stato di riferimento fu quello Pontificio. Infine lo storico inglese puntualizza anche i tentativi di far rinascere lo Stato raguseo dopo il 1808; ma tutti falliscono. Ritrae tutto questo con una lingua originale, talvolta “divagante” al modo delle narrazioni di veglia, colorita e spesso coinvolgente.

Lascia il tuo commento

Start typing and press Enter to search