el portego

Il veneziano è una grande lingua perché è stato largamente usato nei documenti ufficiali della Repubblica Veneta, perché è stato unanimemente parlato dal popolo e dalla classe nobile fino ai nostri giorni, perché è un idioma che ha trovato espressione in rilevanti e ricchissimi materiali e forme letterarie: dalla storiografia al grandioso fenomeno del teatro veneto, dalla poesia alla novellistica.

Eppure ci sono fior di intellettuali veneti che continuano a sostenere che il veneziano (e il veneto) non è una lingua; a smentirli basterebbero i meravigliosi volumi di Manlio Dazzi, noti con il nome de Il fiore della lirica veneziana, pubblicati da Neri Pozza, e, dal punto di vista filologico, il saggio in inglese A linguistic history of Venice di Ronnie Ferguson, edito da Olschki; e naturalmente il teatro goldoniano.

Praticamente nessuna lingua “piccola” (piccola per il numero dei parlanti) ha alle spalle la realtà culturale, letteraria e la storia della Repubblica di Venezia: né il catalano, né il basco, né il provenzale, né il bretone, né il romancio del Canton Grigioni, né il croato, né lo sloveno e tantomeno il friulano, possono esibire l’eredità del veneziano. Ciononostante, il temperamento passivo dei Veneti e la mancanza di un minimo di conoscenza storica e linguistica, a livello popolare, hanno creato nei parlanti in veneto un incredibile complesso di inferiorità che li blocca e li fa vergognare del loro idioma armonioso tanto da impedirgli di trasmetterlo alle nuove generazioni.

A guardare con occhio disincantato, non ci vuole molto a riconoscere che il veneziano (e il veneto) è morto; però non bisogna arrendersi al fato maligno. Occorre una riproposizione del veneziano fatta in maniera prestigiosa e creativa, radicalmente lontana dalla retorica e dal velleitarismo leghista. Gli uomini sapienziali che vivono in Veneto possono rovesciare il destino annunciato della lingua veneziana.

Noi, nel nostro piccolo, cerchiamo di reagire nel segno della bellezza e della creatività e, in questo libro curato mirabilmente da Isabella Panfido, anche nel segno di una sublime poesia, quella shakespeariana, che qui dà vita a un’opera di raffinata sperimentazione linguistica. Santi Quaranta intende mettere sulla bilancia, con umiltà e passione, il soffice peso di questa nuova collana chiamata El Portego.

El portego è, nelle nostre bellissime città e cittadine murate, luogo d’incontro, di passeggio, dimora mobile del ciacolar, riparo dalle intemperie. Il portico delle case contadine permette alle donne di sferruzzare, ricamare, giustar i vestiti; agli uomini consente di giocare alle carte, di bere tranquillamente un’ombra e de fabricar impreste. Inoltre, come registra Francesco Zorzi Muazzo nel suo Dizionario in veneto, el portego è quel logo più grando sia in palazzi, sia in case che se giama anca sale. Dunque luogo popolare e insieme signorile dove si incontra la gente, senza distinzione di classe, e luogo simbolo delle relazioni umane che caratterizzano la vita vera dei Veneti, per cui l’intento di questa collana è di far comprendere che il veneziano (e il veneto) è una lingua, un idioma che merita la Risurrezione per la sua bellezza, originalità e comunicatività.

Ferruccio Mazzariol

Altre opere di Isabella Panfido edite da Santi Quaranta

Lagunario

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