La Scala di Giacobbe

Il moto pendolare contraddistingue la struttura critico-letteraria di Giorgio Bàrberi Squarotti. L’oscillazione costante e dettagliata si risolve in sintesi incisiva, in mappa esauriente e forte. È come osservare una carta geografica con città, pianure, fiumi, monti, colline, fino alle minuscole vallate, ai piccoli “nei”. Il critico letterario torinese si serve di molti strumenti di analisi per giungere alla sua penetrante esplorazione: l’architettura è maestosa, i giudizi acuti e illuminanti, la lingua creativa.

Le colline, i maestri, gli dei comprende una serie di ampi e preziosi saggi dedicati a: Getto, Rostagni, Benvenuto Terracini, Mazzantini, Godetti critico di teatro, Gozzano, Tarchetti, Roberto Sacchetti, Giacomo Debenedetti narratore, Augusto Monti narratore, Pavese, Fenoglio, Arpino, Calvino, Primo Levi. Essi sono preceduti da una Premessa introduttiva, seguita da Il paesaggio dell’anima, che “canta” le Langhe eterne, suscitate probabilmente da antichi dei ancestrali. Quasi al centro, a motivare profondamente le ragioni del discorso critico, sta il saggio Antropologia e polemica: l’area piemontese.

L’opera, che Bàrberi Squarotti consegna al lettore, è polivalente, a suo modo organica; umanissima pur nell’indagine “obiettiva” e minuziosa. Si tratta di un affresco eccezionale sul Novecento letterario italiano (due esplorazioni riguardano l’Ottocento), condotto secondo una forma mentis “tomista”.

Altre opere di Giorgio Bárberi Squarotti edite da Santi Quaranta

La letteratura instabile

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