La Scala di Giacobbe

C’è nel nostro tempo tutta una linea di pensiero che sacralizza il mito indicandolo come il fondamento della realtà; persiste poi il tentativo di esaltare la visione filosofica ed esistenziale di Nietzsche come un fatto umanizzante nel senso che permetterebbe all’uomo una vita più piena e più alta.

Renè Girard sconvolge questi “dogmi” individuando nella mitologia “la voce della violenza trionfante” e nella “dottrina” di Nietzsche “la folle scelta di preferire Dioniso a Cristo” (per questo Nietzsche fu caro ai nazisti).

“La chiave per comprendere la mitologia – sostiene Girard – è perciò il testo biblico. Le menzogne della mitologia possono essere paragonate ad un guanto che venga rovesciato per nascondere la sua vera natura. La Bibbia rovescia il guanto una seconda volta, e così rivela quello che sarebbe dovuto essere evidente fin dal principio”.

È Gesù a rompere per primo, nella storia, l’unanimità e la complicità assoluta della folla riguardo alla vittima che con il Cristo si rivela innocente. Inizia così quell’opposizione minoritaria, ma tenace, del cristianesimo contro il regno delle tenebre; dopo Gesù, satana non è più l’unico signore del mondo, il capro espiatorio è denudato nella sua logica che vuole la vittima sempre colpevole e quindi meritevole di morte; la vittima diviene persona, mentre la folla può trasformarsi e riscattarsi in alcuni suoi componenti.

La vittima e la folla è una forte difesa del cristianesimo che muove da una moderna lettura antropologica dei Vangeli: Satana – afferma il grande pensatore francese – alla fine non prevarrà.

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