Il Rosone

Treviso, la bellissima città della ciacoea, del no vao a combatar, dell’apparire moltiplicato per tre (i famosi tre-visi!) accoglie nel suo cuore, quasi in Piazza dei Signori, sotto i portici del Calmaggiore, uno strano, anzi speciale negozio che rompe con tutte le regole dell’economia convenzionale. È davvero singolare che nella città dei Benetton, degli Stefanel e dei De Longhi, nella città doviziosa dei schei, si pianti un piccolo emporio dove il denaro non conta. Michele Basso, scrittore esordiente e per di più trevisano, si mostra abilissimo nel tessere trama, atmosfere e personaggi di questa bottega dei doni, secondo un codice non buonista, ma rigoroso. Il “diario” in prima persona si svolge su due traiettorie che a molti sembrerebbero inconciliabili: intreccia il divertissement con la riflessione acuta e sapienziale; esso si dipana gustoso, maliziosamente candido; martellante e con un fondo corrosivo e talvolta beffardo. Il romanzo ha pagine lievi, ma toccano a fondo affascinando. La strana bottega del Calmaggiore si dilata, poi, in un universo largo che penetra realtà inusitate del vivere come l’intrigante mondo dei croupier e dei casinò. Inatteso, giunge al sublime negozio, restando però sulla soglia, Giancarlo Gentilini, il monumentale celeberrimo sceriffo della trevisanità popolana, ritratto con un piglio pungente ma umanissimo. In questa Strana bottega le mercanzie hanno perso il loro peso economico per acquistare un alto e più nobile significato, dove è solo l’Amore a conferire senso agli oggetti trasferendosi dagli uni agli altri, nel tempo. Straordinaria opera prima questa di Michele Basso, che sa comporre un universo variegato e irripetibile, fustigando senza alcun moralismo i tic dei trevisani e miti apparentemente inscalfibili; con una lingua suadente e ironica.

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