Il Rosone

Antonio Russello ribadisce in questo romanzo intitolato La grande sete la sua straordinaria capacità narrativa, attraverso molteplici percorsi che sfociano in una sorta di meridiana intensa e musicale. Al centro dell’opera vi è una suggestiva Agrigento, avvolta ancora dal latifondismo mafioso degli anni Cinquanta; i protagonisti sono Maria Gloria, originaria di Este, la cui fascinosa bellezza corporea trionfa smagliante e a un tempo pudica; il commissario Ernesto Righi, suo marito, di Mantova, mosso da un’alta coscienza civile, e Don Mimì, un proprietario terriero dovizioso e prepotente di cui Maria Gloria diventerà l’amante. Per alcuni aspetti questa splendida storia ‘isolana’ adombra la vicenda drammatica del commissario Tandoj, ucciso il 30 marzo 1960. Ma è la Sicilia, ancestrale, siccitosa e pietrificata, scandagliata da questo grande scrittore fino alle sue radici e al suo mito di terra eterna e immodificabile, a dominare come personaggio centrale su tutto il resto. Si avverte in Russello, attraverso le riflessioni del commissario Righi, un pianto dolente per un’eredità, quella siciliana, così unica e indecifrabile, scoraggiante fino a farsi tragica.
L’immagine della grande sete è metafora poliedrica: rappresenta concretamente la sete del mulo che si scontra, in una lotta primordiale, con il mezzadro per accaparrarsi qualche molecola d’acqua da un secchio; può indicare l’immensa sete millenaria della terra siciliana, la sete dei sensi di Maria Gloria, la sete agonica del commissario.
La grande sete è romanzo immaginoso e materico, toccato da una lingua ineguagliabile e piana, intrisa di tutti i succhi e i colori di Sicilia. S’innalza ad archetipo folgorante e visibile la Valle dei Templi, che è il contesto in cui sboccia l’amore tra la deliziosa Maria Gloria e Don Mimì. L’opera ha un’incandescenza linguistica che si sviluppa pienamente, soprattutto alle ultime pagine, nel ritmo intrigante e drammatico
del thriller. L’epilogo è forte e sublimato come il coro di una tragedia greca, ma gli interni sono permeati da una ‘teatralità’ e gestualità tutta siciliana.

Altre opere di Antonio Russello edite da Santi Quaranta

Siciliani prepotenti

L’isola innocente

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