Il Rosone

Svagato e meticoloso, accattivante e ironico “l’apprendista” della farmacia Rose di via Spandau, a Berlino, si è prefissato di tessere le sue “memorie dai venti ai trent’anni”. Fontane, oltre a ricordare la sua giovinezza, attraversa la temperie culturale della capitale prussiana, negli anni a metà dell’Ottocento, soprattutto l’esperienza dei circoli letterari, indugiando sul sodalizio del Tunnel, cui egli partecipò intensamente: ma tocca anche la vita sociale e gli avvenimenti politici dell’epoca.

Il grande scrittore tedesco penetra gli uomini-letterati, tra i quali spicca Theodor Storm, secondo una psicologia diretta e umanissima; riflette, e giudica la storia “piccola e grande”, la stessa insurrezione del 18 marzo 1848, con l’occhio dell’acuto osservatore disincantato e sornione. Fontane conosce la vita e la ritrae con quella sua splendida felicità narrativa che muove e trasforma persone, ambienti e fatti secondo una logica lontana da schematismi e ideologie: per lui “conservatore”, la storia è una vasta esperienza contraddittoria e ambigua, ricca e misteriosa, che occorre esplorare con distacco e ironia, senza retorica.

Grazie alla sua arguzia, tende naturalmente al ritratto, reso in maniera chiaroscurale; esso è affabile, talvolta esilarante, anche se il contesto può essere drammatico, come nel meraviglioso e simpatico “bozzetto” dello zio August; ma Fontane è anche un narratore itinerante di anime, luoghi e città mostrando un particolare affetto per Lipsia e Dresda. La sua narrativa sfocia, infine, in un ampio affresco d’insieme.

L’aria di Berlino è un fulcro; il punto d’incontro, la clessidra con cui Theodor Fontane sa creare un clima, l’identità di una Berlino che, se è ancora la piccola capitale della Prussia, ha già in sé la “consapevole aria” di diventare la metropoli della Germania.

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