el portego

Quest’opera dimostra esemplarmente quali siano la ricchezza dei contenuti e la personalità dell’idioma veneziano, che è una vera, grandissima lingua proprio perché prima di tutto si manifesta come parlata spontanea senza i confini e il marchio restrittivo delle grammatiche e delle accademie. Queste coinvolgenti e simpatiche Fiabe e novelle popolari veneziane si articolano nella musicalità irripetibile del Veneziano che ora è Canal Grande, rio, Giudecca; ora calle, campiello, campo; ora fondamenta, salizada, ponte; e sono segnate naturalmente dalla reale e multiforme vita popolare che si svolgeva a Venezia a metà dell’Ottocento.

Il Bernoni possiede una vena ilare, ironica e popolaresca, che però non si artiglia nel cinismo boccaccesco dei fiorentini, che è crudele e volge al lazzo impietoso e alla beffa che tortura le esistenze. Al contrario, la lingua di questo scrittore si presenta liquida, ammiccante, e tende allo sberleffo, al buffetto che più che irridere fa sorridere il lettore. La sua venezianità è profondamente attraversata dal temperamento del teatro goldoniano: qui non ci sono tragedie o drammi o asprezze irrimediabili; ci sono la levità degli scherzi, il gioco aperto delle furbizie, il godimento a più dimensioni della narrativa orale.

La letteratura veneziana si impernia sul teatro, sul ciacolar, non sul romanzo che è storia borghese; si esprime nell’orizzonte beato di un cielo terso appena toccato da nubi che passeggiano lente. Essa diverte, e, divertendo, scopre la vita nel suo vivacissimo caleidoscopio. Però è anche psicologica, e in quest’opera evidenzia l’unicità e la scaltrezza della donna come nella novella “El diavolo” dove il demonio è sconfitto e irriso dalla sagacità astuta della protagonista.

Altre opere di Domenico G. Bernoni edite da Santi Quaranta

Giochi e preghiere in veneziano

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