Molti a Treviso conoscono Sergio Marano: il professore. La sua fama andava ben al di là dei confini murari dell’istituto magistrale Duca degli Abruzzi dove per anni ha fatto scoprire ai suoi studenti i misteri della letteratura, scendendo agli inferi con Dante o salendo sulla luna con Orlando. Era conosciuto e temuto per la sua severità che poi, a ben guardare, costituiva una sorta di armatura ad una timidezza innata.
Sarà una sorpresa per decine e decine di studenti oggi cresciuti scoprire il lato personale e familiare di Sergio Marano di cui è uscito il secondo romanzo intitolato "Le trottole di legno", per la medesima casa editrice, ovvero la Santi Quaranta, che già gli aveva pubblicato "Il bosco di Rinaldo" nel 1993. "Le trottole di legno" raccontano con delicatezza e perizia le peripezie biografiche di Carlo/Sergio dalla natia Mantova alle calli veneziane per finire nella Sicilia paterna dove il bimbo veneto si scontrò con un universo sconosciuto fatto di colori e sapori forti, sullo sfondo di un mare scintillante e accecanti saline. Ma vi si trovava pure Castelfranco in cui giunse da giovane maestro con le deliziose scenette del mercato e la vecchia scuola in campagna ricavata nell’antica stalla, dove i bimbi usciti dal libro Cuore portavano con sé un ciocchetto di legno insieme al quaderno, per riscaldare il gelido ambiente.
Le memorie d’infanzia, le sudate carte, le corse in bicicletta con tempestose cadute, le amicizie che non muoiono mai e l’incubo dei concorsi ministeriali avvincono il lettore che vi si immedesima, risalendo il fiume della memoria insieme all’autore. E forse il titolo rappresenta più di ogni altra cosa l’intera atmosfera: quelle trottole di legno che odorano di bambini spensierati, evocando giorni lontani e nostalgia, carezze ruvide di adulti ormai scomparsi e la cui mancanza a tratti emerge prepotente.
Ecco perché, ritornando da adulto a Trapani, il protagonista si ferma di botto scorgendo una botteguccia d0altri tempi: "Al vento di scirocco penzolava e tintinnava con le trottole e le sonagliere la sua fanciullezza. E fu alle trottole di legno dal puntale di ferro che il suo occhio s’appiccicò, alle piccole trottole…" il cui girare vorticoso ricorda quella stessa frenesia di vita che teniamo nel palmo della mano ammirandola con stupore.