EDITRICE SANTI QUARANTA

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"L’Osservatore Libri" de "L’Osservatore Romano", 7 febbraio 2001

La scelta di una narrativa intrisa di realtà

di Claudio Toscani

Riproposti in ordine diverso dalle loro prime apparizioni editoriali (ma che dalla loro originale redazione mantengono intatti stile e scrittura), sono tre i romanzi di Elio Bartolini che l’editrice trevisana, diretta da Ferruccio Mazzariol, si pregia di rioffrire al pubblico d’oggi. Si tratta di Il Ghebo (1970), di Icaro e Petronio (1950) edi La bellezza di Ippolita (1955); realismo e storicizzazione, privatezze psicologiche e umana coralità di un indimenticato Friuli di ieri, che ancora oggi si pone come esempio di sintesi a priori cristiana della vita e della morte, imponente affresco narrativo di lucida complessità esistenziale e spirituale. Se nel Ghebo Bartolini mette a confronto, sia pure schierati dalla stessa parte antinazista, cattolici, comunisti e anarchici, comandati da un intellettuale al di sopra delle divergenze ideologiche; in Icaro e Petronio la scelta e il gusto della pratica politica di base nella riscoperta dialettica democratica e nella fervorosa ricostruzione economica e morale del Paese, non avvengono in parallelo al rampante "neorealismo" ma in sua sostanziale estraneità, pur narrando una storia coeva all’immediati dopoguerra, drammaticamente insita nella realtà friulana di frontiera. Nell’ultimo dei tre libri qui riproposti, La bellezza di Ippolita, se è vero che abbiamo un esempio di "racconto-fuga" (sradicamento territoriale del personaggio e suo problema d’identità), è pur vero che in questa "fuga", la protagonista si consuma e si annulla; che il tema dell’identità della donna si conclude nel segno dell’insolvenza spirituale, morale, psicologica del soggetto letterario novecentesco. Alla fine, un’indicazione si impone, su questa "vertebrale" scelta di narrativa bartoliniana; il suo piacere-dovere di pronunciarsi sulla realtà. Tra conforto e disperazione, ma sempre in presenza di quelli che lui stesso chiama "materiali arcaici e cristiani" della sua creatività, Bartolini ancora e sempre abita il fiume imprevedibile e audace, irruente e generoso dell’avventura artistica, dell’esperienza letteraria, di una personale intelligenza dell’anima umana.

Elio Bartolini, Le Terre Romanze, Treviso, Santi Quaranta, 2000, pp. 365, L. 25.000

webmaster Marco Giorgini