Continua con questo intrigante racconto, immerso nel fiume tumultuoso dei primi decenni del secolo, la rivisitazione del Friuli iniziata da Bartolini con L’infanzia furlana.
Ancora una volta, partendo dagli interni familiari, (protagonista, là era la nonna con le sue doti di affabulatrice), lo scrittore fa rivivere con una scrittura elegante, intrisa di vigorosi sentimenti quotidiani, le vicende di una comunità contadina, ricca di personaggi che recitano una commedia umana di sapore goldoniano.
Al centro del palcoscenico le quattro sorelle Bau, nere d’occhi e more di capelli, tutte diverse nell’estro del vestirsi e del pettinarsi. Vivono la loro giovinezza a Codroipo, racchiuse nel cerchio di una consorteria di guai, abitudini, comportamenti "da carta assorbente", tanto da parere ricalcate l’una sull’altra.
L’atmosfera sonnolenta della cittadina viene interrotta dalle feste, dai balli nei cantinoni, dalle processioni, dai riti della filanda e dei traslochi a San Martino. Quando si sposano le prime due, e Maria, la più anziana e la più bella, va a stabilirsi a Trieste, le altre due vivono giornate che sembrano non concedere novità.
In realtà sta per esplodere la prima guerra mondiale. E anche le sorelle Bau dovranno lasciare la propria casa e patire i disagi, le fughe, la perdita di ogni riferimento, la fame davanti al tagliere della polenta "dove c’era rimasto solo il legno".