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Le nozze e il grido
(Leone Boccalatte)
Descrizione - Prima pagina - Rassegna Stampa



Descrizione

Scrive nella Prefazione il canonico Angelo Stefano Bessone:”Il protagonista di Le nozze e il grido non ha nome di battesimo, nė data di nascita e di morte. L’autore di questo romanzo storico, Leone Boccalatte, vi ha descritto suo padre: biografia intellettuale e spirituale di un artista. Per semplicità, chiamerò con il solo cognome questo padre innominato”… “Leone Boccalatte ha trovato fra le carte del padre una lettera che è la confessione di una seconda sconfitta ed insieme l’affermazione di una vocazione : “…la musica è per me, quasi una strana, paradossale forma di espiazione”.

“Quello che Boccalatte ha fatto, scrivendo questa storia di montagna, è ancora musica: si direbbe un’opera barocca, proprio ne senso in cui si parla, in architettura, di barocco alpino, che comprende Piemonte, Savoia, Svizzera, Tirolo, Baviera; o ancora in senso musicale: un oratorio barocco, come la Regina delle Alpi del Magri…

Dando forma ai manoscritti di suo padre, Leone Boccalatte ci ha offerto né cambiali scadute, né banconote cartacee di uso corrente. Quelli di suo padre sono i valori di un reazionario intelligente: valori coniati in monete fuori corso, ma tutti coniati in oro zecchino”.

Le nozze e il grido è un’opera di grande originalità: magmatica e polifonica, a suo modo sperimentalista; un vasto poema in endecasillabi e settenari resi in prosa.

Afferma Nynfa Bosco nella sua Nota critica: “Sono molte, ma nessuna sufficiente, le etichette di genere a cui si può ricorrere per presentare questo libro singolare: racconto di una leggenda (tramandata o inventata?), cronache di un fatto remoto, o almeno di un vissuto (per quanto strano): biografia o meglio autobiografia: Bildungsroman: meditazione sul senso della vita e dell’arte; meglio di tutto, forse, “confessione, nel duplice senso agostiniano di ripensare la propria vita (il bene e il male, il tormento e l’estasi) al cospetto di Dio, e di testimoniare l’azione costante della grazia di Dio nella propria (e in ogni altra) vita”.


Prima pagina 

 

Balzano tutti i morti alla tua voce:

della passata vita almeno un'eco

in te svegliando, che trascenda a Dio

 

 

     A rovistare fra le vecchie carte, si trova di tutto. Appunti, abbozzi, magari delle buone ispirazioni. Più spesso scarti, roba che sarebbe pietà dimenticare. Ecco qui una storia. Scritta, rielaborata... I primi fogli chissà dove saranno, e che importanza potrebbero avere... una storia ripresa con costanza, con un accanimento e una cocciutaggine degna di miglior causa... ripresa e ripudiata un milione di volte, finita però mai.

     O meglio, sì. Ma nessuna stesura era la definitiva. Perché tutte portano correzioni, cancellature: i segni di un travaglio e d'una incontentabilità che, ai magri risultati, si direbbe più che giustificata. Meglio sarebbe stato eliminare tutto; non lasciare anche a costo di perdere magari qualche perla, né scorie né frammenti alla curiosità e all'indignazione degli estranei.

   Ma, a questo punto, è meglio che stia zitto... perché proprio io, ho cartelle di note e di ritagli da riviste e giornali: appunti, abbozzi... un tale armamentario, tanta di quella roba di cui dovrei piuttosto sbarazzarmi... che tuttavia conservo religiosamente. Si è tutti, più o meno, peccatori: dei candidati alla lapidazione più che al lancio della prima pietra. Meglio tacere, dunque!

     Ma ecco la questione. Rovistando fra le carte di mio padre, ho trovato insieme coi ritagli di cui sopra e i molti manoscritti di articoli e lavori pubblicati, insieme con il vasto epistolario (conserva la copia di ogni lettera, tanto che se ne potrebbe ricavare - con opportuni tagli - un'autobiografia: ingenue confessioni e spunti lirici, viaggi, avventure, pensieri anche profondi mescolati a stranezze e a preziosismi, appunti d'ogni genere: vivace specchio d'una formazione extravagante e tuttavia armonica, come se qualcuno - o spirito o natura o il proprio dèmone - inconsapevolmente lo guidasse...) e dunque in mezzo a tutta questa roba, e accanto a una cartella con dei fogli di musica pieni di gambe secche, di tagli e di capocchie che dovrebbero essere accordi e melodie, preludi, eccetera...

(…)


Rassegna Stampa


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