EDITRICE SANTI QUARANTA

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"La Civiltà Cattolica" n. 3528, 21 giugno 1997

SEGNALAZIONI

BRUNO SACCHINI, Le chiavi nascoste, Treviso, Santi Quaranta, 1996, 171, L. 22.000.

di F. Castelli

 

La lettura di questo romanzo lascia interdetti. Si avvertono nell’autore una notevole forza narrativa, e anche una coraggiosa capacità di muoversi su sentieri nuovi e seducenti. Quali sentieri? Lo suggerisce egli stesso nella prefazione, riportando l’affermazione di Dostoevskij: "Tutta la sventura dell’Europa, tutta intera, senza nessuna eccezione, è derivata dal fatto che ha perduto Cristo, e in seguito ha deciso che poteva fare a meno di Cristo" (p.14). Su questi sentieri Sacchini irrompe con una manciata di motivi che, da narratore grintoso, esaspera sì da renderli sgraditi. Il suo romanzo pertanto irrita e seduce, nello stesso tempo. Irrita per la difficoltà di lettura, stornati come si è dall’intrico di simboli e di realtà, di onirismo e di visionarietà, di memoria e di profezia; irrita anche per lo stile: sincopato, talvolta ruvido e gergale. Ma seduce anche, per i temi di fondo. Sono sostanzialmente tre: la cristianità sta vivendo un periodo di forte decadenza per l’eclissarsi dello spirito evangelico; conseguentemente la Bestia avanza. La sua espressione più brutale è il Potere e la più subdola l’accomodamento allo spirito del mondo. Questa cristianità deve morire perché Cristo rinasca.

Protagonista del romanzo è un vescovo, accudito da una suora, e attorniato da alcuni preti. Sono simbolo di una Chiesa che sa di decrepitezza, se non proprio di cimitero. Cristianamente parlando, questi personaggi danno l’impressione di larve. Si muovono in un deserto di anime, fantocci del potere, intenti a divorarsi a vicenda. Non avvertono neanche il fremito del peccato. Sono preti (e vescovi) ma potrebbero anche essere melensi funzionari del Comune. Risultano pertanto poco credibili, come del resto tutto il romanzo. E ciò dispiace perché l’autore rivela non poche qualità per affermarsi come narratore nuovo. Saprà controllare la sua effervescenza di scrittore? Dare al suo modo di narrare ritmi più sereni? Andare più in profondità nell’anima dei suoi personaggi? Essere più narratore e meno drammaturgo e sceneggiatore? Se sì, potremo aspettarci da lui gradevoli sorprese.

webmaster Marco Giorgini