EDITRICE SANTI QUARANTA

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"Avvenire", Giovedì 20 febbraio 1997

Così il vescovo di Sacchini sfida gli spettri di "Nirvana"

di Alessandro Zaccuri

Come si comporterebbe un vescovo se dovesse governare una diocesi più cyber che cibernetica, tipo l’agglomerato urbano descritto da Gabriele Salvatores in Nirvana?

La risposta viene da Le chiavi nascoste, il nuovo romanzo di Bruno Sacchini, per alcuni anni direttore artistico del Meeting di Rimini, pubblicato dalla trevigiana Santi Quaranta (pagine 174, lire 22.000). Il libro mette in scena le ultime ore di esistenza terrena di monsignor Roberti, che nei primi anni del Terzo Millennio si trova a dover gestire il potere non soltanto spirituale che deriva dalla sua carica episcopale. In Italia ogni autorità centrale si è infatti dissolta fin dal 1999, costringendo il vescovo a stringere un’alleanza con il questore Borzenghi, ultimo rappresentante di quello che una volta era l’esecutivo. Ma ora non c’è più nulla da eseguire e ogni città si comporta come un piccolo Stato a sé. Se non che, a un certo punto, una fantomatica Federazione torna a svolgere una funzione agglomerante in nome degli ultimi valori riconosciuti: il profitto, la lotta alla droga, lo sviluppo cronologico. Nasce così la Città Virtuale, fumeria d’oppio in versione digitale, dove il "trip" viene garantito via computer.

E nasce anche una nuova generazione di tossicodipendenti, le cui spettrali apparizioni arrivano a lambire il vescovado. Questo è l’antefatto della vicenda vera e propria, che si svolge nelle ventiquattr’ore scarse di una nevosa giornata d’inverno.

Assediato dalle allucinazioni prodotte dalla malattia che lo ha colpito, la sclerosi a placche, il vescovo vede dipanarsi un intrigo che coinvolge il suo ambizioso ausiliare, don Pirini, il questore Barzenghi e forse la stessa Federazione. Ma la soluzione del mistero è comunque meno importante del cimento spirituale che monsignor Roberti affronta nella sua ultima giornata, tornando di frequente alle memorie della sua infanzia contadina. Ed è da lì, dai ricordi della campagna invernale, che deriva la metafora ripetuta del grano che cresce e crepita anche sotto il manto gelato della neve.

Esattamente come – nonostante il disperato atto di accusa di Barzenghi – il seme del cristianesimo continua a maturare in tempi di nirvana multimediali.

webmaster Marco Giorgini