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Le chiavi nascoste
(Bruno Sacchini)
Descrizione - Prima pagina - Rassegna Stampa
Descrizione
Le chiavi nascoste di Bruno Sacchini ha per protagonista un vescovo insolito, appassionato di quadri barocchi e di antiquariato; egli vive chiuso nelle stanze del suo episcopio, circondato da un ambiente ecclesiastico che si caratterizza per un "clima da lotta per le investire (oltretutto in provincia) in cui navigava Santa Madre Chiesa". La dissoluzione, i sospetti, gli intrighi curiali sono resi con un punto di vista che è contemporaneamente interno (e qui si sente la passione cristiana dell’autore) ed esterno (e qui si avverte l’investigatore lucido).
La trama è appena accennata, ma Sacchini delinea con forza l’agonia di un ruolo di potere e di un mondo ecclesiale decrepito, proprio perché non sa usare "le chiavi di rapina del Regno"; e la storia si accosta al genere dei grandi "gialli" moderni, ma con qualcosa di diverso: il "giallo" si articola su una sospensione momentanea della realtà, però è tutto strutturato su un dato di fatto; sull’evento. In Le chiavi nascoste, invece, la realtà può essere sempre sogno, e il sogno realtà e vita.
Il racconto è a più chiavi: onirico, terrigno, fortemente simbolico; steso con una lingua sincopata e ruspia ("romagnola"), che recupera con memoria contadina l’infanzia e l’adolescenza del vescovo. Ma è anche permeato da una finezza stilistica antica, da una visualità cinematografica scabra e a quadri aperti, da suggestioni visionarie e pittoriche; dall’ironia, dallo humor e da una permanente dimensione enigmatica. Alla fine piace questo vescovo Roberti agonico e isolato, ma anche "glorioso" e vinto dalla Grazia; di fronte al quale si staglia poderosa e intrigante la figura del Questore.
Convergono – secondo la penetrante postazione di Elio Gioanola – "memoria e virtualità da racconto giallo, onirismo e visionarietà, horror e fantastico".
Prima pagina
I
Monsignor Roberti non capiva cosa avesse potuto svegliarlo.
Tendeva l’udito cercando di cogliere le mosse del vento o il tocco della neve fuori che, avendo cominciato la sera prima, probabilmente aveva già coperto e imbozzolato tutto.
Anche l’idea della neve (così come lo spettacolo dei ritmi di stagione, almeno dal punto di vista delle loro suggestioni estetiche) non lo colpiva più di tanto.
L’opposto di quel suo antico compagno di studi che, di fronte al trionfo della collina imbiancata, era quasi caduto in deliquio una volta e il rettore ne aveva approfittato per imbastire una predica delle sue a proposito del rischio di ammirare più le creature del loro stesso Creatore.
In effetti il compagno (sarebbe stato troppo dire amico) dopo alcuni anni di prete, un attimo prima di diventare parroco, aveva buttato la tonaca ed era andato a far lo psicologo in una USL del Circondario.
Aveva preso moglie oltretutto, confermando l’esattezza dei richiami che il rettore, col suo tono da profeta (mica tanto disarmato però!), lanciava a ragazzetti ancora inconsapevoli del Mysterium Iniquitatis che si celava sotto la faccenda "Creatura – Creatore".
Lui certi rischi non li aveva mai corsi, non tanto perché la tentazione della carne non sapesse cos’era, quanto perché un campo di neve per lui era quella cosa lì e basta, sotto il quale al massimo si poteva fare il conto del grano che come un alveare fa il baghero, si disfa e ronza per saltar fuori al momento opportuno.
(…)
Rassegna Stampa
Così il vescovo di Sacchini sfida gli spettri di "Nirvana" ("Avvenire", Giovedì 20 febbraio 1997)
I rimorsi del vescovo Roberti ("Il Nostro Tempo" n.42, Domenica 17 novembre 1996)
Le prime dieci righe dei romanzi più misteriosi. LIBRI del BATTICUORE ("Avvenimenti", 5 febbraio 1997)
SEGNALAZIONI ("La Civiltà Cattolica" n. 3528, 21 giugno 1997)
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