di Fabio Bruno
C’è una riscoperta del mito che accompagna questa fine di Millennio. Una linea di pensiero che lo investe di sacralità e lo pone a fondamento stesso della realtà e dell’elevazione umana. Una filosofia che ha accompagnato la storia dell’uomo ed a cui si oppone con forza René Girare. Per l’antropologo francese, la mitologia è "un guanto rovesciato per nascondere la sua vera natura". Originario di Avignone ma residente da oltre cinquant’anni negli Stati Uniti, dove ha insegnato alla Jhon Hopkins University ed a Stanford, Girare sconvolge la dogmatizzazione del mito contrastandola con una ferma difesa del Cristianesimo. Una difesa che poggia sulla letteratura delle Sacre Scritture. Una lettura antropologica ed al passo coi tempi, attraverso la quale "la Bibbia rovescia il guanto un’altra volta, e così rivela quello che sarebbe dovuto essere evidente fin da principio".
Di René Girare, è stato pubblicato alla fine del ’98 "La vittima e la folla", una raccolta recente di saggi, curati da Giuseppe Fornari per i tipi dell’Editrice Santi Quaranta. In essa le idee girardiane vengono riaffermate e spiegate attraverso un’analisi che già nel titolo trova un esatto punto di riferimento. Quello che può adattarsi a titolo di un romanzo è invece la sintesi della più grande affermazione del Cristianesimo. Dall’esistenza dell’uomo, infatti, tra la folla e la vittima vi è stata una complicità assoluta. Un meccanismo culturale che con l’attribuzione della colpa alla vittima portava alla purificazione della collettività. Cristo, per la prima volta nella storia, rompe questo meccanismo sacrificandosi innocente e togliendo, quindi, ogni logica al capro espiatorio.
Il mito rimane per Girare la "voce della violenza trionfante" a cui si oppone, unica voce, la Bibbia. Un’opposizione attraverso testi non privi di analogie con le stesse religioni mitiche ma dai quali escono inviti differenti. Simili sono le vicende di Edipo e Giuseppe o di Romolo e Caino.
Questi ultimi ad esempio si rendono protagonisti della nascita di una comunità compiendo un fratricidio. Ma se nel mito l’uccisione di Remo è l’atto legittimo da cui nasce Roma, nella Bibbia il gesto contro Abele è marcato subito come un crimine. La lezione che giunge dalle vicende di Caino, da quel giorno consapevole di poter essere anch’egli ucciso, è che la cultura umana non può salvarsi dalla violenza senza violenza. Una regola che troverà opposizione solo con la lotta di Cristo a Satana. Per Girare, infatti, Satana è tutt’altro che quel personaggio mitologico che dovrebbe essere eliminato dalla tradizione religiosa ma è il "principio oggettivo della cultura umana". Quella cultura umana che, come individua Fornari, "non è cattiva in se stessa perché tenta di difendersi dalla violenza, ma il sacro violento su cui essa si basa è cattivo".