EDITRICE SANTI QUARANTA

 Via Manin, 56 - C.P. 277 - 31100 TREVISO Magazzino: Via Muggia, 7 Ccp: 17837311 P.Iva: 021852210263 CF: MZZFRC39C16G846G

Tel/fax: 0422/433194

Torna alla Homepage

 

La vittima e la folla
(René Girard)
Descrizione - Prima pagina - Rassegna Stampa



Descrizione

C’è nel nostro tempo tutta una linea di pensiero che sacralizza il mito indicandolo come il fondamento della realtà; persiste poi il tentativo di esaltare la visione filosofica ed esistenziale di Nietzsche come un fatto umanizzante nel senso che permetterebbe all’uomo una vita più piena e più alta.

Renè Girare sconvolge questi "dogmi" individuando nella mitologia "la voce della violenza trionfante" e nella "dottrina" di Nietzsche "la folle scelta di preferire Dioniso a Cristo" (per questo Nietzsche fu caro ai nazisti).

"La chiave per comprendere la mitologia – sostiene Girare – è perciò il testo biblico. Le menzogne della mitologia possono essere paragonate ad un guanto che venga rovesciato per nascondere la sua vera natura. La Bibbia rovescia il guanto una seconda volta, e così rivela quello che sarebbe dovuto essere evidente fin dal principio".

È Gesù a rompere per primo, nella storia, l’unanimità e la complicità assoluta della folla riguardo alla vittima che con il Cristo si rivela innocente. Inizia così quell’opposizione minoritaria, ma tenace, del cristianesimo contro il regno delle tenebre; dopo Gesù, satana non è più l’unico signore del mondo, il capro espiatorio è denudato nella sua logica che vuole la vittima sempre colpevole e quindi meritevole di morte; la vittima diviene persona, mentre la folla può trasformarsi e riscattarsi in alcuni suoi componenti.

La vittima e la folla è una forte difesa del cristianesimo che muove da una moderna lettura antropologica dei Vangeli: Satana – afferma il grande pensatore francese – alla fine non prevarrà.


Prima pagina 

I

LO SKANDALON E LA PASSIONE

 

Stiamo assistendo nella nostra epoca a una crisi della fede cristiana, una crisi che, in alcuni aspetti essenziali, risale alle origini stesse del cristianesimo. Già ai tempi dell’Impero Romano i difensori del paganesimo osservavano le somiglianze fra la Passione e la Resurrezione di Cristo da un lato, e dall’altro i mythoi o i racconti riguardanti divinità come Dioniso, Adone, Osiride e così via.

Tanto la maggior parte dei miti quanto i Vangeli cominciano con qualche tipo di sovvertimento che minaccia la sopravvivenza della comunità. Questa crisi iniziale è spesso rappresentata nei miti sotto una veste fantastica, come ad esempio un disordine cosmico, ma essa può anche essere una catastrofe riconoscibile, un conflitto sociale, un’epidemia, una siccità, un’alluvione, o qualche altro disastro identificabile. Lo stesso Gesù inizia la sua missione durante una crisi che Giovanni il Battista identifica come una grande crisi messianica, rappresentata simbolicamente dalle parole introduttive di Isaia 40: "Ogni burrone sarà innalzato, ogni monte e ogni colle sarà abbassato…".

Questa crisi iniziale è la prima grande somiglianza fra i miti e i Vangeli. La seconda somiglianza è il drammatico evento centrale che trasforma questa crisi nel tipico schema vittimario del "tutti contro uno", con l’espulsione e spesso la morte di una singola vittima che riporta la pace: questa violenza è o fisicamente collettiva – un linciaggio – oppure ispirata dalla collettività, come ci mostra il ruolo della folla nella decisione del Pilato di crocifiggere Gesù. La terza somiglianza è il trionfante ritorno della vittima alla conclusione, ritorno interpretato come resurrezione o prova d’immortalità.

(…)


Rassegna Stampa

La difesa del cristianesimo ("Il Gazzettino", Domenica 17 gennaio 1999)


Ritorna alla lista dei libri - Ritorna alla Homepage

webmaster Marco Giorgini