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" Il
Corriere del Veneto",
giovedì 21 ottobre 2004
L'anima e la verità, la stanza del
cuore dell'attrice sena Dio
Marigo, la ricerca
della spiritualità tra fede e mistero
di Gianni Giolo
“Un amore si dice grande
quando entrando nella vita di un’anima vi insedia una signoria assoluta,
disperdendo ogni altro pensiero e andando ad occupare tutti gli spazi della
mente e del cuore”.
Questo è il tema di fondo
dell’ultimo libro di Luciano Marigo La stanza del cuore. Lo scrittore
vicentino, laureato in Lettere presso l’università di Genova con una tesi su
Clemente Redora, ha scritto Due giorni con Chiara che ha vinto nel 1979
il Premio Selezione “Campiello”, La donna assurda (1980) e L’ultimo
giorno (1990). La donna assurda è stato giudicato dalla “Civiltà
Cattolica” come “un romanzo che si staglia nettamente nella produzione corrente
e si colloca a un livello superiore per arditezza di concezione, elavatezza e
novità tematiche, capacità e audacia di scavo nel mistero dell’animo umano,
forza di rappresentazione, profondità e bellezza di alcune pagine”. Per avere un
punto di riferimento si pensi pure a Il bacio del lebbroso di Mauriac,
Il lino della Veronina e la Corona degli angeli di Gertrud von Le
Fort, La gioia di Bernanos, La donna povera di Bloy e per certe
analogie anche di pensiero a L’idiota di Dostoevskij.
I romanzi “simbolici” di
matrice cattolica, di Marigo nascono nella parte più intima del suo spirito per
esprimere il suo pensiero e la sua concezione della vita che è “il mistero di
Dio donato all’uomo”. La stanza del cuore è la storia di Cristiana, una ragazza
del nostro tempo, figlia di genitori separati, anoressica, attrice alle prime
prove, non credente, che deve impersonare la parte di una monaca morta in
concetto di santità, suor Crocifissa, e per questo motivo viene mandata da
Simone, il regista del film nel monastero di Santo Spirito per osservare da
vicino la vita delle suore, prendendo nota di tutto anche dei particolari più
insignificanti e banali. Don Sisto il postulatore della causa di beatificazione
di suor Crocifissa, le raccomanda che, se vuole far bene la parte della santa
deve “studiare cosa avviene nella stanza del cuore quando un’anima è presa da
Dio”. Nel duro impatto che la protagonista ha con quel mondo per lei
assolutamente sconosciuto e misterioso viene accompagnata da una giovane
novizia, dal volto “luminoso e dolce che rivela una grazia nobile e riservata
che l’abito monacale custodisce ma non nasconde”, che la introduce nel mondo
della clausura femminile, attraversato da una bellezza e da una delicatezza di
vita insolite.
La protagonista in particolare
assiste a un fatto traumatico e sconvolgente: L’agonia di suor Benedetta,
un’anziana monaca, che le svela, prima di morire, una specie di “giallo”: la
cosiddetta santa era in realtà un’anima disperata che, dopo cinque anni di
permanenza in convento, aveva tentato il suicidio. Cristiana allora viene
assalita dal dubbio: la contraddizione tra il tentato suicidio e la fama di
santità di suor Crocifissa era in realtà un astuto espediente per ingannare
delle povere monache, conquistare la loro ammirazione ed esercitare su di esse
il suo dominio? Che senso ha la vita di clausura? Quali sono le ragioni che
spingono tante giovani a seppellirsi in un convento? Sconvolta da questa realtà
Cristiana entra in una terribile crisi esistenziale che la porta ad interrogarsi
sul senso della vita. Ha l’impressione che la novizia che la assiste con così
amorevole dedizione abbia intuito la disperazione e la nudità della sua anima.
Frattanto Simone le comunica la sua volontà di rinuncia al progetto di fare il
film. Prima di lasciare il convento Cristiana sente il bisogno di sapere “cosa
avviene nella stanza del cuore quando un’anima è presa da Dio”.
“Che cos’è un grande amore – si
chiede la protagonista – se non un delirio o almeno qualcosa che gli assomiglia?
Le cose stanno così: la questione non è che mi manca di conoscere il significato
di quelle parole, ciò che mi manca di quella stanza è l’accesso, la chiave che
apre la sua porta segreta. La mia anima è troppo povera e nuda, è un vuoto
assoluto. Ecco, preferisco questo vuoto come un bisogno che implora di essere
colmato”
Si rivolge alla novizia e le
chiede che cosa è la stanza del cuore. Le risponde che è il titolo di un
libretto di preghiere della santa e le regala una copia. Nel leggere quella
preghiera la protagonista capisce che nei due giorni di permanenza nel monastero
le è entrato nel cuore un mondo straordinario e meraviglioso e che la sua vita
non sarà più quella di prima. Cristiana ha compreso che “la fede è un grande
amore”. “Ore che il progetto del film è finito - conclude Cristiana – posso
davvero dire che questa avventura non mi è capitata per caso. Vedere queste
donne mi ha fatto concepire un’idea molto elementare. La fede è una cosa che
loro hanno e io non ho, e la conseguenza di questa mancanza è che a me non è
data la possibilità di essere felice come invece è data a queste donne”.
Folgorata da questa scoperta si sente sopraffare dall’intensa commozione che il
Signore potrebbe donarsi anche a lei, perché ”il contrario del peccato non è la
virtù ma la grazia di Dio”
La sconvolgente esperienza di
Cristiana si conclude con la sua prima preghiera: “Signore, ti aspetto nella
stanza del mio cuore”. Marigo in questo romanzo si dimostra un vero scrittore
che possiede il senso dell’abisso, della gioia e delle asprezze della vita, una
vita che trova un senso solo, come canta Manzoni, in quel Dio “che atterra e
suscita, che affanna e che consola”. |