EDITRICE SANTI QUARANTA

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"Il Giornale di Vicenza", Venerdì 16 aprile 2004

Lo scrittore di Schio torna con un libro pubblicato da Santi Quaranta a Treviso

Marigo, i contrasti dei giovani

La stanza del cuore, un romanzo di gesti e significati

La bellezza della fede che appare nell'età delle scoperte

"Nel quotidiano sono talvolta disordinato, ma scrivo per istinto, in maniera lenta e piena di perplessità"

"I giovani sono interessanti perché sono come delle porte aperte, continuamente alla ricerca e in evoluzione"

di Paola Cremonese

 

Luciano Marigo è nato a Schio, si è laureato in Lettere all'Università di Genova con una tesi su Clemente Rebora, uno dei grandi poeti del Novecento che, entrato nella congregazione dei rosminani, dopo un lungo silenzio ha scritto prevalentemente poesia cristiana. (...)

Non ha fatto certamente la vita spensierata del goliarda: dopo la laurea è tornato a Schio e lì ha insegnato italiano e storia nelle scuole superiori.

Adesso Marigo è un settantenne dall'aria dolce, parla con pacatezza della fatica dello scrivere che non ha mai interferito con il suo ruolo di insegnante.

Profondamente cattolico, nei suoi libri ha sempre affrontato la tematica della fede, a cominciare dal primo romanzo Due giorni con Chiara, vincitore del Premio Selezione Campiello nel 1979. (...)

Con Luciano Marigo parliamo della lunga esperienza di insegnante, della fede e del suo ultimo romanzo La stanza del cuore, edito da Santi Quaranta.

Cosa le ha dato questa vita passata accanto ai giovani?

Ho considerato l'insegnamento una missione e, pur non avendo molto facilità nella comunicazione a causa della mia timidezza, sono sempre riuscito a stabilire un buon rapporto con gli alunni. Forse per la particolare attenzione riservata alla persona e all'aspetto educativo e formativo dell'insegnamento. Vivere con i giovani è importante perché sono come delle porte aperte, non sono figure chiuse, definitivamente complete e questo mi ha interessato e l'ho trasportato nei miei libri. Il giovane è una persona in evoluzione, interessato alla ricerca. nei miei romanzi i protagonisti sono alla ricerca, ma sul punto di cambiare.

Non è un caso che la protagonista del suo ultimo libro "La stanza del cuore" sia una giovane.

Penso proprio di no.

Perché l'ha tratteggiata così dura, sarcastica, sgarbata?

Un romanzo nasce da un nucleo, un'idea a volte imprecisa che si sviluppa gradualmente. I miei romanzi sono legati a tematiche religiose e volevo riflettere sul fatto che noi apprendiamo i gesti della fede e li pratichiamo molto prima di conoscerne il significato.. Anche il segno della croce si pone come un automatismo. Non siamo certamente consapevoli che è il segno della Redenzione. Volevo costruire una storia per dire che la bellezza della fede, completamente ignorata, appare nell'età delle scoperte, quando siamo capaci di realizzare lo stupore e per questo mi serviva un personaggio che fosse nell'ignoranza della fede. Ho sottovalutato la durezza di Cristiana che nasce dallo scontento, dal senso di vuoto.

I giovani si ritroveranno nel suo libro?

E' difficile saperlo, il mondo dei giovani è un universo complesso, pieno di contrasti. Molti pensano soltanto al divertimento, sono disorientati, hanno un vuoto di idee, motivazioni e valori. Poi c'è una percentuale, se pur bassa, che crede e frequenta la chiesa. I giovani si ritroveranno nella misura in cui sono aperti al problema dei significati.

Ha scritto "Nella vita c'è un prima e un dopo. E c'è il momento di passaggio dell'uno all'altro". Per lei quale è stato questo spartiacque?

Sono cresciuto in una famiglia profondamente cattolica e ho frequentato l'oratorio dei Salesiani di Schio. Da adolescente ho avuto l'intuizione che nell'esperienza della fede avrei trovato il nucleo fondamentale della mia esistenza e il pieno soddisfacimento delle mie esigenze. Forse questo è stato il mio spartiacque.

La sua scrittura tende a descrizioni precise, minuziose. E' un'espressione del suo carattere?

Nel quotidiano talvolta sono disordinato, ma scrivo così per istinto. Tenga conto che la mia scrittura è lenta e piena di perplessità. E le successive riletture sono sempre destinate a semplificarla.

Come definirebbe il suo romanzo?

La domanda è molto aperta. Il titolo è importante nello svolgimento della storia. Sono parole pronunciate in due occasioni: la prima volta da don Sisto e poi quando parlano del manoscritto della santa che aveva dato questo titolo a un libretto di preghiere. La stanza del cuore è in realtà il luogo segreto nel quale l'anima religiosa incontra Dio. E' un'espressione che fa parte del linguaggio della mistica. Cristiana viene a contatto con un mondo sconosciuto, lontanissimo dalla sua realtà, ma capace di incantarla. E' il mondo claustrale, di donne che hanno consacrato la loro vita alla fede.

Lei scrive: "La strada non va dalla virtù alla fede, ma dalla fede alla virtù". Ne consegue che la fede è un dono?

La fede non può essere meritata, è una cosa più grande di noi. Il contrario del peccato non è la loro virtù, ma la grazia di Dio. La differenza sta in questo: io non posso avere la fede e non saperlo, mentre posso avere la grazia e non saperlo. La grazia è Dio in me, Dio che mi possiede. Probabilmente chi sente vivo il desiderio della fede e della ricerca ha già la grazia di Dio.

Quale pensa sia il suo lettore ideale?

Vorrei essere letto laicamente, da persone che valutino se il mio libro contiene un po' di bellezza, indipendentemente dalla fede cristiana che lo permea.

webmaster Marco Giorgini