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La stanza del cuore
(Luciano Marigo)
Descrizione - Prima pagina - Rassegna Stampa



Descrizione

 

LUCIANO MARIGO narra ne La stanza del cuore la "storia" di una ragazza moderna di nome Cristiana: figlia di genitori separati, anoressica, attrice alle prime prove; per meglio raccontare la vita di suor Crocifissa, una monaca morta in fama di santità, si accosta per puro interesse professionale al monastero di Santo Spirito rimanendo via via stupita e come folgorata dal misterioso mondo della clausura femminile, attraversato da una bellezza e da una delicatezza di vita insolite.

Con sottile tessitura, sincopata e scabra, il narratore vicentino delinea le sue creature di un caleidoscopio di umanità: la passione per la Grazia non ostacola, anzi acuisce l'indagine psicologica, il fascino e il vigore dei singoli ritratti, tra i quali risulta quello di suor Benedetta, monaca popolana e arguta dotata di una sua acutezza pratica e sapienziale. Il romanzo coinvolge profondamente il lettore per la sua delicata austerità narrativa, per quella scrittura tenace, ligia e incessante, di eccezionale suggestione; lo avvolge in una suspance non immediata, ma d'insieme. Le ultime pagine de La stanza del cuore sono la perfetta conclusione del suo principio: il romanzo si chiude con un'epifania. La vicenda di Cristiana si dipana in un crescendo vertiginoso: la sua "stanza del cuore" viene alla fine pervasa dall'Invisibile incontrando l'Amore.

Si avverte a tratti la forza gigantesca di Bernanos, le sue problematiche poste però in un contesto di pungente attualità; si coglie la risonanza teologica della divino-umanità dei pensatori e degli artisti russi alla Chagall. Marigo ha una voce propria, schietta e sicura: egli è un narratore che possiede il senso dell'abisso, della gioia e delle asprezze della vita, ed è uno dei pochissimi scrittori veri su cui possa contare oggi la narrativa italiana, così esangue e stilizzata.

La stanza del cuore testimonia pienamente la grandezza letteraria di Marigo.


Prima pagina 

 

   La grafia isterica e imperiosamente insolente di sua madre dice chiaro: via degli Orti numero due. Ormai lo sa a memoria. Se torna a gettare l'occhio sul foglietto tutto spiegazzato è solo per obbedire a un impulso meccanico. Non è dunque per farsi tornare alla mente il nome e l'indirizzo dello specialista che guarda ancora una volta quell'appunto, è solo uno scatto di rabbia: alla difficoltà di piegarsi a un'obbedienza già di per sé odiosa si aggiunge ora quella di trovare un luogo inesistente com'è questo numero due che non è scritto da nessuna parte. Ormai non ha più alcun dubbio: la numerazione del lato destro di questa via degli Orti comincia col quattro. Quanto agli orti, essi sono il ricordo di un'epoca della quale non resta che un unico striminzito brandello: il rudere di un muro di sassi e mattoni dal quale penzolano i tralci stecchiti di una vite che , a giudicare dal rigoglioso sviluppo che ha preceduto la sua morte, è stata lasciata un bel po' di anni priva delle cure di un ortolano. "Se dovesse esserci un numero due", pensa, "dovrebbe essere sopra quella porticina". Prima di avvicinarsi titubante e poco convinta, Cristiana getta un'ultima occhiata alle recinzioni che delimitano i giardini delle ville che si susseguono dall'uno e dall'altro lato della strada. L'aspetto malandato e polveroso del muro contrasta in modo stridente con l'aria signorile del complesso residenziale di recente costruzione.

 

(…)


Rassegna Stampa

Marigo, i contrasti dei giovani (Il Giornale di Vicenza, venerdì 16 aprile 2004)

L'ineffabile segreto della "stanza del cuore" (L'Osservatore Romano, 26 giugno 2004)

L'anima e la verità, la stanza dell'attrice senza Dio (Il Corriere del Veneto, 21 ottobre 2004)

L'attrice "si fa" suora (Famiglia Cristiana n.6, 6 febbraio 2005)


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