EDITRICE SANTI QUARANTA

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"Panorama n. 16" ,  l31 agosto 2003

"La piccola città sul fiume" di Ulderico Bernardi

Tempi nuovi, angosce eterne

 

di Marino Vocci

Anche con quest'ultima pubblicazione, dopo il libro autobiografico "Un'infanzia del '45" del 1999 ed il volume "Addio Patria!" del 2002 dedicato ai temi dell'emigrazione (tre edizioni e Premio Hemingway per la narrativa, Lignano 2002), la stimolante e naturale vena narrativa di Ulderico Bernardi, riesce a catturare anzi, si può dire tranquillamente, incantare e conquistare il lettore.

Bernardi, nato nell'antica città di Oderzo, residente a Treviso, docente universitario a Ca' Foscari di Sociologia dei processi culturali e comunicativi, autore di un ragguardevole numero di pubblicazioni a carattere scientifico, profondo conoscitore ed innamorato dell'Istria e di queste nostre affascinanti e compresse terre di mezzo, collaboratore della nostra rivista "Panorama", ripeto l'amico Rico va ritenuto soprattutto un narratore di razza.

Quest'ultimo regalo, La piccola città sul fiume (Edizioni Santi Quaranta, Treviso 2002, pp. 180, Euro 11,00), è un libro piacevolissimo. Si può certamente dire, ricordando anche la presentazione, un racconto originalissimo, lieve e giocoso, riflessivo e forte, popolaresco e perfino burlesco. Un affresco di Oderzo, una piccola città nella pianura veneta, ai confini con il Friuli, simbolo di tutte le altre città bagnate dall'acqua (quella che si fa tanto ansiosamente attendere in questa estate torrida!), come una piccola Samarcanda trevigiana, gentile e terragna, "porta orientale delle Venezie". Dove su tutto aleggia una schietta umanità veneta, che si diffonde come storia di persone umili ed anche grandi, inserite però nel sentimento vivo di comunità, che costituisce un elemento fondamentale del pensiero e della narrativa di Ulderico Bernardi.

Nel volume lo scenario è quello degli anni Cinquanta del Novecento, visti con gli occhi di un adolescente che impara a ballare, orecchia ogni possibile informazione sui misteri del sesso, vive le inquietudini e i distacchi dei diciott'anni, sul crinale di un'epoca che segnerà il passaggio dalla comunità rurale - con le sue festose nozze contadine, il suo dialetto sapido - a un'inedita società, che già si intuisce nel brusio del mondo.

Nelle pagine si susseguono personaggi bizzarri, ex emigranti, compagni di gioventù, forestieri trapiantati, preti e militanti di partito. Arrivano in città i profughi istriani con Monsignore, ultimo parroco di Pola italiana. Mentre lo scontro politico si fa aspro, sullo sfondo incombe ancora la tragica memoria dei prigionieri di guerra in Russia. La religiosità è intensa e diffusa. Sfilano le processioni della Madonna Pellegrina: un militante piange la morte di Stalin sfogliando bollettini e riviste di partito. Qualcuno, vecchio o giovane, turbato nel profondo, cede  all'incertezza e si dà la morte.

Il fiume rinnova la memoria delle generazioni e i suoi argini erbosi, accolgono innamorati, camminatori, letture silenziose. Nel buio delle notti limpide, in un cielo che non è stato ancora offuscato dalle luminarie moderne (quelle che anche recentemente nelle notti di san Lorenzo il 10 di agosto ci impediscono non poche volte di vedere le Stelle cadenti), spuntano tra le stelle, nuove lune meccaniche.

E' l'inizio del nostro presente.

webmaster Marco Giorgini