Anche con quest'ultima
pubblicazione, dopo il libro autobiografico "Un'infanzia del '45" del
1999 ed il volume "Addio Patria!" del 2002 dedicato ai temi
dell'emigrazione (tre edizioni e Premio Hemingway per la narrativa, Lignano
2002), la stimolante e naturale vena narrativa di Ulderico Bernardi, riesce a
catturare anzi, si può dire tranquillamente, incantare e conquistare il
lettore.
Bernardi, nato nell'antica città di
Oderzo, residente a Treviso, docente universitario a Ca' Foscari di Sociologia
dei processi culturali e comunicativi, autore di un ragguardevole numero di
pubblicazioni a carattere scientifico, profondo conoscitore ed innamorato
dell'Istria e di queste nostre affascinanti e compresse terre di mezzo,
collaboratore della nostra rivista "Panorama", ripeto l'amico Rico va
ritenuto soprattutto un narratore di razza.
Quest'ultimo regalo, La piccola città
sul fiume (Edizioni Santi Quaranta, Treviso 2002, pp. 180, Euro 11,00), è
un libro piacevolissimo. Si può certamente dire, ricordando anche la
presentazione, un racconto originalissimo, lieve e giocoso, riflessivo e forte,
popolaresco e perfino burlesco. Un affresco di Oderzo, una piccola città nella
pianura veneta, ai confini con il Friuli, simbolo di tutte le altre città
bagnate dall'acqua (quella che si fa tanto ansiosamente attendere in questa
estate torrida!), come una piccola Samarcanda trevigiana, gentile e terragna,
"porta orientale delle Venezie". Dove su tutto aleggia una schietta
umanità veneta, che si diffonde come storia di persone umili ed anche grandi,
inserite però nel sentimento vivo di comunità, che costituisce un elemento
fondamentale del pensiero e della narrativa di Ulderico Bernardi.
Nel volume lo scenario è quello degli
anni Cinquanta del Novecento, visti con gli occhi di un adolescente che impara a
ballare, orecchia ogni possibile informazione sui misteri del sesso, vive le
inquietudini e i distacchi dei diciott'anni, sul crinale di un'epoca che
segnerà il passaggio dalla comunità rurale - con le sue festose nozze
contadine, il suo dialetto sapido - a un'inedita società, che già si intuisce
nel brusio del mondo.
Nelle pagine si susseguono personaggi
bizzarri, ex emigranti, compagni di gioventù, forestieri trapiantati, preti e
militanti di partito. Arrivano in città i profughi istriani con Monsignore,
ultimo parroco di Pola italiana. Mentre lo scontro politico si fa aspro, sullo
sfondo incombe ancora la tragica memoria dei prigionieri di guerra in Russia. La
religiosità è intensa e diffusa. Sfilano le processioni della Madonna
Pellegrina: un militante piange la morte di Stalin sfogliando bollettini e
riviste di partito. Qualcuno, vecchio o giovane, turbato nel profondo,
cede all'incertezza e si dà la morte.
Il fiume rinnova la memoria delle
generazioni e i suoi argini erbosi, accolgono innamorati, camminatori, letture
silenziose. Nel buio delle notti limpide, in un cielo che non è stato ancora
offuscato dalle luminarie moderne (quelle che anche recentemente nelle notti di
san Lorenzo il 10 di agosto ci impediscono non poche volte di vedere le Stelle
cadenti), spuntano tra le stelle, nuove lune meccaniche.
E' l'inizio del nostro presente.