EDITRICE SANTI QUARANTA

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"Il Segnalibro" Book Couseling Service,  luglio 2003

(Trimestrale di orientamento bibliografico e informazione culturale)

Ulderico Bernardi, La piccola città sul fiume

di Lorenzo Lupo

 

Il titolo evoca l'immagine di una città che specchia le sue case in acque limpide che scorrono verso il mare e, nel contempo, apre il solletico a mille curiosità. Il racconto inizia con rapidi, essenziali tratti storici mutuati da "pochi frammenti" archeologici che attestano "la continuità dell'insediamento, a partire da una dozzina di secoli prima di Cristo" di quando la città era Ob terg, "come dire, il luogo del mercato, la piazza, lo slargo, all'incrocio di popoli e scambi" per via della posizione topografica, strategicamente importante. L'autore, visibilmente commosso con una venatura sottile di orologio patrio avverte che Ob terg, "vigilava il limitare della terra dei veneti" per distinguersi da altri ceppi, "principalmente con le popolazioni celtiche".

Il libro narra un segmento della vita della città sul filo della memoria e del ricordo, come testimonianza a posteriori perché "di tante vite e cose e fatti sapevo assai poco negli anni cinquanta", ma anche frutto di ricerca. La narrazione si concentra soprattutto nel periodo del secondo Novecento, mediante una indagine di tipo socio-antropologico e una scrittura mista per "tesi" e per "personaggi".

Come grandi medaglioni sfilano nell'immaginaria galleria, straordinariamente bella e significativa, scene di matrimonio/mondo giovanile e festini da ballo/vicende di emigrazione con "foresti" e coloni, clima politico del dopoguerra/personaggi comuni e inquietudini di uomini e donne nel travaglio quotidiano, nelle speranze e negli ideali, nello sviluppo, nel progresso, nel passaggio dal vecchio al nuovo che, in quella come in tutte le città di provincia, sembra lento e quasi impalpabile.

Il libro si legge come un romanzo per via della scrittura piacevole e della stessa struttura del racconto che si avvale di un sapiente intreccio tra tesi e personaggi nelle concrete situazioni di persone e famiglie. Vicende e fatti narrati, colti nella genuinità quasi naif di una comunità che racchiude nel proprio microcosmo problemi e grandezze di un secolo, sono pressoché universali nel Novecento italiano e, proprio per questo con qualche variante, qualsiasi agglomerato umano, al Nord come al Sud, potrebbe assumerli come propri.

Oderzo, "la piccola città sul fiume", è, in realtà, il paese dell'anima, lo scrigno in cui sono custoditi, assai più che gelosamente, i sentimenti, il cuore, la memoria della comunità con i suoi vizi, ma con immense virtù e bellezze, come appare all'autore e che soltanto un "figlio" innamorato può cogliere nelle sfumature e nei dettagli, nei chiaroscuri di vicende semplici e, tuttavia, esemplari. Per effetto di questa caratteristica, Ulderico Bernardi non è presente nel lungo racconto se non in lontananza, come osservatore discreto, disinteressato, un punto all'orizzonte, un lettore di libri, solitario, dietro l'ansa del fiume nascosto dall'erba e dalle canne, un adolescente impacciato, come tutti nel dopoguerra, che impara a ballare "strusciando i piedi in un languido slow... Lanterna blu".

webmaster Marco Giorgini