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"Il Gazzettino", 21 novembre 2002

Nel nuovo romanzo del sociologo "La piccola città sul fiume" di mezzo secolo fa

Bernardi: "Cara, vecchia Oderzo"

Un adolescente curioso e tanti piccoli protagonisti raccontati con indulgenza

di Carlo Sgorlon

 

Ulderico Bernardi, professore di sociologia a Ca' Foscari, notissimo ai lettori di questo giornale per i suoi frequenti e acuti interventi, nelle sue opere è venuto sempre più accostandosi alla narrativa. L'indagine sui costumi e le tradizioni, ossia l'elemento che appartiene al territorio dei suoi studi, si è invece venuta un po' restringendo. La tendenza "narrativa" di Bernardi già era apparsa nei suoi libri precedenti, anche se erano dedicati all'emigrazione, agli aspetti della civiltà contadina del Veneto, ai modi di vita della povera gente delle campagne e simili. In qualche modo Bernardi stesso confessa implicitamente la sua vocazione letteraria e narrativa anche nel suo ultimo libro, "La piccola città sul fiume", quando parla dei suoi entusiasmi letterari di adolescente. Era pochissimo attratto dalla sintassi latina, che lo faceva fuggire da scuola come fosse un cerbero ringhioso. Si appassionava invece ai libri ce arrivavano allora in Europa avvolti dal fascino della loro provenienza americana. Libri come L'antologia di Spoon River o Il giovane Holden, con il cui personaggio Bernardi arriva addirittura a identificarsi per più lati.

In questo nuovo libro, che ha come sfondo la nativa Oderzo, scritto a ruota libera, e che tocca cento argomenti diversi, avvenuti nell'immediato dopoguerra, l'autore rivela anche se stesso. Pure qui, come nei libri precedenti, vi è lo studioso informatissimo, interprete profondo ed esatto di costumi e comportamenti, tradizioni e linguaggi, proverbi e consuetudini; ma anche l'uomo sostanzialmente ottimista e ricco di simpatia nei confronti della gente veneta cui appartiene. Da essa non si sente fondamentalmente diverso. Le sue vastissime coscienze e la cultura di scienziato non creano un baratro di separazione tra lui e il mondo veneto che ci viene rappresentando.

Non studia e racconta le cose in modi distanti, da scienziato, come un entomologo che si occupa d'insetti, con indifferenza magari un po' snobistica, come Proust, quando analizza la società parigina di cui pure faceva parte, ma si sente e si rappresenta come uno della comunità. Ha un atteggiamento di garbata indulgenza, comprensiva e bonaria, anche per gli istinti più naturali e le umane debolezze. Non giudica e non condanna, al massimo rappresenta, lasciando che i fatti parlino da soli. Significativa in proposito la costernazione del comunista opitergino, seduto sulla panchina del giardino pubblico, che legge le incredibili iperboli della stampa di estrema sinistra pubblicate in occasione della morte di Stalin.

Bernardi allora aveva sedici anni. Ora, dopo tanto tempo, egli, per umanità e senso della misura, non commenta. Ma i lettori non possono non pensare che il leader comunista fu uno dei più feroci tiranni della storia, per ammissione dei medesimi protagonisti del bolscevismo. Nè Togliatti, che si schiera sempre sulle posizioni russe, spesso danneggiando gli interessi nazionali, fa una gran figura nel tribunale della storia.

Del periodo bellico e post-bellico, di cui conserva ricorsi personali, e sui quali si è minuziosamente informato, con precisione di storico e di scienziato, l'autore ci dà molti "flash". Le cose raccontate sono le più diverse, quelle che maggiormente colpirono la sua adolescenza inquieta e curiosa di tutto: la tragedia dell'esodo istriano, l'alluvione del Polesine, il disastro minerario di Marcinelle, le lavandaie, i bachi da seta, le rogazioni, i pranzi di nozze, il corredo delle spose, la povertà ma anche la profonda umanità della gente, negli anni di quella che oggi si è soliti chiamare "l'Italietta del dopoguerra"; e poi la Madonna Missionaria, i Papi, qualche personaggio illustre di Oderzo, storie di amici e magari di suicidi, le canzoni dell'epoca, le balere, i rapporti tra i sessi, i riflessi della tragedia dell'Armir, e cento altre cose, umili e famose, mescolate alle citazioni più varie e inattese: alcune persino in latino, che Bernardi aveva confessato di detestare.

Ma la sapiente fusione di tanti argomenti così diversi tra loro, senza che vi sia una "storia" vera e propria che si snoda, rivela l'abilità narrativa del sociologo veneto, che analizza i modi di vita di mezzo secolo fa con una vena di rimpianto. Esso nasce dalla consapevolezza che i contemporanei hanno fatto molti progressi nel versante della scienza, della tecnologia, dell'economia, ma hanno anche molto perduto in quello dei sentimenti, degli affetti e dei valori.

webmaster Marco Giorgini