Proprio in questi giorni la Santi
Quaranta pubblica "La piccola città sul fiume" di Ulderico Bernardi
(pag. 170, 11 euro). Un omaggio alla sua Oderzo, sorta di archetipo di tanti
centri veneti bagnati da corsi d'acqua. Allineata persino la copertina,
ove campeggia il "Capriccio veneto con fiume" di Bernardo Bellotto.
Sarà perché il carattere dei popoli è
determinato da "arie acque e luoghi dove si nasce", come avverte
subito Bernardi citando Ippocrate, fra la provocazione e la messa a fuoco?
La natia Oderzo è esplorata da Bernardi
a partire da "Ob terg" e dalle testimonianze venetiche e pre romane,
in un viaggio agli albori della nostra storia conosciuta e proiettano Oderzo su
vasti scenari europei ("Trg", in slavo, è la piazza).
Il primo documentatissimo capitolo,
storico, archeologico, non è però una digressione scientifica (a ben guardare,
non fece così Melville cominciando il suo capolavoro Moby Dick?): è il
recupero di un patrimonio che il progresso accelerato e la globlizzazione
possono intaccare. Da lì, seguendo il corso del Monticano, comincia il libro
vero e proprio, le memorie di un ragazzo opitergino negli anni Cinquanta. Gli
echi della guerra, la formazione, le scoperte culturali in un mondo di scontro
ideologici più duri.
Non è un amarcord, anche se la
dimensione del ricordo e della memoria sono il pilastro del libro; né una
laudatio temporis acti, anche se inevitabilmente emerge un'autenticità di
personaggi e storie che oggi sembra difficilmente eguagliabile. ma il rammarico
finale per notti più chiare e naturalmente luminose, non artificialmente
estrogenate dall'illuminazione "nordestina", non è generazionale e
anagrafico. E' l'auspicio, di cieli chiari nella conservazione dei valori più
profondi della cultura veneta, anche oggi in cui non si "esportano"
più i figli, ma casomai le aziende, e dove invece arrivano molti, moltissimi
migranti di paesi lontani.