EDITRICE SANTI QUARANTA

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"Il Piccolo", Martedì 6 dicembre 2005

 

UN LIBRO UNA CITTA'

La luce dell'antica Ragusa nel racconto delle sue genti

di Pietro SPIRITO

 

Ci sono città che sembrano fatte apposta per essere ricamate su un arazzo, ritratte in una successione di figure che raccontano storie, avventure,amori e guerre: la storia di un luogo e della sua gente. Ragusa (Dubrovnik) è senza dubbio una di queste, e il romanzo di Cristiano Caracci, «La luce di Ragusa» (ed. Santi Quaranta, pagg. 163, 11 euro) fa venire in mente proprio i preziosi e antichi arazzi, con le storie ricamate a fili d’oro e d’argento. Il romanzo racconta le vicende di Ragusa fra il XIV e il XVII secolo, fino al terremoto del 1667, attraverso le vicende di alcuni dei suoi abitanti, figure che generazione dopo generezione si passano il testimone in una narrazione corale attraverso gli anni. Il primo è uno schiavo, che ottiene la libertà, sposa una schiava anche lei liberata e insieme lasciano Ragusa per andare in Bosnia. Il loro figlio Dussan tornerà invece nella città di San Biagio, generando a sua volta un figlio, Marino, che a sua volta avrà un figlio e così avanti, in un alternarsi di vite e di voci che ricamano - è la parola giusta - la storia di una città, dei suoi commerci, della sue disgrazie, morti e rinascite. L’autore, Cristiano Caracci, vive e lavora a Udine, è di professione avvocato, e questa è la sua prima opera narrativa. Caracci si è già occupato di Ragusa pubblicando l’anno scorso il saggio «Né turchi né ebrei ma bobili ragusei» (Edizioni della Laguna, Mariano del Friuli, pagg. 120, 15 euro), dove in otto capitoli corrispondenti ai principali avvenimenti della città nel tempo (dalle origini e la fondazione risalenti al 615 d.C., titolato «Dopo Epidauro», fino a «Tempi moderni» con le armate napoleniche nel 1808), l’autore offre un «agile e documentato panorama storico-istituzionale della città adriatica», come è stato definito (Adriano Papo). Se nel saggio Caracci evidenzia le tappe principali della millenaria vita della Repubblica biagina - in particolare la condizione di una comunità cattolica , circondata prima da serbi ortodossi e poi dai turchi islamici -, nel romanzo la traccia principale è quella della vita mercantile, dell’andare e del tornare, di un’anima - delle genti e dei luoghi - dedita al proprio arricchimento, non solo in termini monetari. È un bel romanzo, questo di Caracci, capace di evocare con grande efficacia atmosfere, sentimenti, emozioni: tutto ciò che di solito il resoconto storiografico è costretto a trascurare. E il libro esce in una bella edizione: dietro la sigla di Santi Quaranta c’è la figura di Ferruccio Mazzariol, egli stesso scrittore, uno degli ultimi editori-artigiani ancora in circolazione, di quelli che cercano i libri come diamanti in una miniera, scavando con fiuto e con pazienza lontano dai filoni più affollati fino a individuare la pietra giusta, quella da cui nascerà un piccolo gioiello. Come appunto è «La luce di Ragusa».

 

webmaster Marco Giorgini